La “Carovana degli esiliati”: marcia in Costa Rica contro il governo del Nicaragua

Pubblicato il 19 dicembre 2018 alle 6:06 in America Latina America centrale e Caraibi

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Gli espatriati nicaraguensi rifugiati in Costa Rica hanno organizzato una manifestazione di protesta contro il governo del loro paese. Una “carovana degli esiliati” che, partendo da San José, capitale del Costa Rica, si è diretta fino alla frontiera nicaraguense per manifestare contro la repressione che ha spinto oltre 100.000 persone a lasciare il Nicaragua dell’inizio delle proteste contro il presidente Daniel Ortega, lo scorso 18 aprile. Di questi espatriati, circa 40.000 sono rifugiati in Costa Rica.

Una protesta che si ispira alla Carovana dei migranti che ha scosso il Centro America e il Messico, ma al contrario. Gli espatriati vogliono infatti tornare nel loro paese, che sono stati costretti ad abbandonare per via della violenta repressione scatenata dal governo sandinista per reprimere le proteste di studenti, imprenditori e pensionati. La Carovana si è spinta sino al comune di La Cruz, a 20 chilometri da Peñas Blancas, l’ultimo posto di frontiera tra Costa Rica e Nicaragua. Una distanza tale da evitare disordini alla frontiera, ma sufficiente a far sentire dall’altro lato della frontiera la rabbia e la frustrazione degli esiliati.

“Vogliamo che Daniel e sua moglie [il presidente Ortega e la moglie e vicepresidente Rosario Murrillo, n.d.t.] ricordino che li odiamo ancora tanto quanto il primo giorno in cui abbiamo attraversato il confine per salvarci dalla loro ferocia” – riferisce all’edizione iberoamericana del quotidiano spagnolo El País una manifestante, fuggita dal Nicaragua dopo la brutale repressione della cosiddetta Marcia delle Madri, lo scorso 20 maggio, quando 15 persone furono uccise e oltre 200 rimasero ferite. 

“La prossima volta che andrò al confine, sarà per davvero, non per finta, senza sciarpe e senza bandiere, solo per entrare nel mio paese, normalmente” – ha dichiarato un altro manifestante, che si dice sicuro che presto potrà tornare in un Nicaragua “diverso, normale”.

La manifestazione segue le perquisizioni e la chiusura del quotidiano El Confidencial, diretto da Carlos Fernando Chamorro. 

 La polizia antisommossa ha represso sabato 15 dicembre una manifestazione di giornalisti a Managua, indetta per protestare contro le perquisizioni e le inchieste contro tre organi di informazione e nove ONG locali. Un’escalation repressiva nei confronti della stampa indipendente che ha provocato una forte reazione da parte della comunità internazionale, a cominciare dalle Nazioni Unite che hanno intimato al governo di “smettere di perseguitare l’opposizione e molestare la stampa critica”.

Gli ultimi attacchi sono avvenuti, quando il giornalista Carlos Fernando Chamorro si è presentato presso le strutture della polizia nazionale del Nicaragua per denunciare l’occupazione, da parte delle forze di sicurezza, degli uffici del quotidiano El Confidencial, mezzo stampa indipendente che è riuscito a gestire per oltre due decenni. La sua richiesta di spiegazioni, tuttavia, ha portato a una dimostrazione di forza da parte delle autorità. La polizia antisommossa ha picchiato i presenti, i giornalisti che coprivano gli eventi e protestavano contro l’abuso di potere.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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