Siria: USA non mirano a rovesciare Assad, ma non forniranno aiuti senza cambiamenti

Pubblicato il 18 dicembre 2018 alle 10:13 in Siria USA e Canada

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Gli Stati Uniti non sono più interessati a rovesciare il presidente siriano, Bashar al-Assad, ma non forniranno aiuti a meno che in regime non sia “sostanzialmente cambiato”.

E’ quanto riporta l’emittente emiratina al-Arabiya English, che cita le parole del rappresentante speciale americano per la Siria, James Jeffrey, intervenuto ad un evento presso il think tank di Washington Atlantic Council. “Vogliamo vedere un regime che è sostanzialmente diverso, non un cambiamento di regime, non vogliamo sbarazzarci di al-Assad”, ha spiegato Jeffrey, stimando che il Paese mediorientale necessiterà di 300/400 miliardi di dollari. Se non ci saranno stati cambiamenti e se il governo di al-Assad non si mostrerà pronto al compromesso, ha precisato l’inviato, i Paesi occidentali difficilmente forniranno i fondi.

Nonostante l’amministrazione Trump abbia riconosciuto che, ormai, è sicuro che il presidente siriano rimarrà in carina, già lo scorso ottobre, il segretario di Stato Mike Pompeo aveva avvertito che gli USA non avrebbero “dato un dollaro” per la ricostruzione della Siria, se l’Iran avesse continuato ad esercitare la sua influenza sul Paese, nel tentativo di destabilizzare l’intera regione. Allo stesso modo, Jeffrey ha esortato per l’estromissione delle forze iraniane dal territorio siriano, la cui presenza è osteggiata anche da Israele. Gli USA, ha specificato l’inviato, accetterebbero soltanto un ruolo diplomatico in Siria da parte di Teheran.

Per fornire aiuti, Washington vuole altresì che il regime siriano non minacci più l’utilizzo di armi chimiche per colpire e torturare i suoi cittadini. “Probabilmente gli Stati Uniti non saranno mai un alleato della Siria, ma è anche vero che non deve essere un regime da includere nell’Unione Europea ad esempio”, ha concluso Jeffrey.

Gli Stati Uniti sono intervenuti nel conflitto siriano il 15 giugno 2014 con l’operazione Inherent Resolve, nonostante la contrarietà del presidente al-Assad, che aveva definito la mossa americana “illegittima e illegale”. Inherent Resolve, l’operazione militare statunitense contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq, avviata su richiesta ufficiale di sostegno avanzata dal governo iracheno, era iniziata come supporto militare alle forze curde che combattono l’ISIS. In seguito si è espansa includendo altresì altre missioni mirate a mantenere la pace tra le forze del regime e i ribelli siriani e ad aiutare nella ricostruzione del Paese.

Da quando è iniziata nel 2011, la guerra in Siria ha provocato la morte di almeno 500.000 persone. Si ritiene che molte delle vittime siano civili, uccisi nei regolari e intensi raid aerei effettuati dal regime siriano. La coalizione guidata dagli Stati Uniti ha riconosciuto la responsabilità diretta di oltre 1.100 morti civili in Siria e Iraq da quando è intervenuta contro lo Stato Islamico. Tuttavia, diversi gruppi per i diritti umani sostengono il numero sia più alto. Il bilancio di 8 anni di conflitto nel Paese mediorientale non si limita, peraltro, alle sole vittime. La guerra ha costretto circa la metà della popolazione siriana a lasciare le proprie case e si stima che almeno 5 milioni di Siriani hanno cercato rifugio in altri Paesi.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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