La Corea del Nord condanna le nuove sanzioni USA

Pubblicato il 18 dicembre 2018 alle 8:23 in Corea del Nord USA e Canada

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La Corea del Nord ha condannato l’amministrazione Trump per le nuove sanzioni nei confronti di 3 ufficiali nordcoreani, avvertendo che potrebbe attuare una risposta aggressiva. La tornata di restrizioni statunitensi rafforza la pressione internazionale sul Paese dotato di forza nucleare e, secondo Reuters, potrebbero nuovamente portarlo ad un isolamento politico.

La risposta di Pyongyang è arrivata dopo che gli Stati Uniti, l’11 dicembre, avevano congelato i beni e impedito qualsiasi transazione con e dagli USA a 3 individui, Ryong Hae Choe, che guida il Dipartimento dell’Organizzazione e della Guida del Partito dei Lavoratori della Corea; il ministro della Sicurezza dello Stato Kyong Thaek Jong e il capo del Dipartimento di propaganda e agitazione, Kwang Ho Pak. Oltre a queste limitazioni, il Dipartimento di Stato USA ha divulgato il rapporto semestrale sugli abusi nel Paese asiatico. “Le violazioni dei diritti umani in Corea del Nord restano tra le peggiori al mondo e includono uccisioni extragiudiziali, lavori forzati, torture, detenzioni arbitrarie prolungate, stupri, aborti forzati e altre violenze sessuali”, ha rimarcato il portavoce del Dipartimento di Stato, Robert Palladino, in una dichiarazione che accompagna il rapporto. La motivazione addotta alle sanzioni è, dunque, la presunta violazione dei diritti umani.

Pyongyang, per quanto accrediti al presidente americano, Donald Trump, la volontà di migliorare i rapporti, accusa il Dipartimento di Stato di aver intenzione di riportare la relazione tra le due nazioni allo stato dell’anno scorso, quindi caratterizzato da un’escalation di minacce.

 Il Ministero degli Esteri nordcoreano ha affermato che Washington ha adottato “sanzioni per ben otto volte contro compagnie, persone e navi non solo della Corea del Nord ma anche Russia, Cina e altri paesi terzi”. Secondo il Ministero, se l’amministrazione americana ritenesse che restrizioni e pressioni maggiori stessero costringendo Pyongyang ad abbandonare le sue armi nucleari, lo considererebbe “il suo più grande errore di calcolo e bloccherebbe per sempre la strada alla denuclearizzazione nella penisola coreana, un risultato che nessuno desidera”. La dichiarazione del Ministero degli Esteri è stata rilasciata sotto il nome del direttore della ricerca politica dell’Istituto per gli studi americani.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha vietato la vendita da parte della Corea dei maggiori prodotti di export dello Stato. Il bando sul carbone, ferro, minerale di ferro, piombo, minerale di piombo e prodotti ittici, è entrato in vigore nel tentativo di ridurre di un terzo i 3 miliardi di dollari di entrate annuali dall’esportazione del Paese. In più, il Consiglio di Sicurezza ha limitato le importazioni di Pyongyang di petrolio greggio e di prodotti petroliferi raffinati.

Durante lo storico summit tenutosi a Singapore il 12 giugno, Trump si era accordato con Kim per raggiungere la completa denuclearizzazione e la pace nella penisola coreana, oltre alla decisione di stabilire nuove relazioni fra Washington e Pyongyang. Tuttavia, tale patto non era molto dettagliato e, da giugno, le trattative hanno fatto scarsi passi avanti. Trump aveva in parte incolpato la Cina per la mancanza di progressi con la Corea del Nord e aveva suggerito che i colloqui con Pyongyang sarebbero potuti essere sospesi fino a quando Washington non avrebbe risolto l’aspra controversia commerciale con Pechino. Alla fine di agosto, la Corea del Sud aveva reso noto che avrebbe inviato i propri inviati speciali in Corea del Nord, il 5 settembre, per concordare un nuovo summit tra i leader dei due Paesi. Nel corso di tale incontro, Kim Jong-un aveva dichiarato di voler completare la denuclearizzazione della penisola coreana entro la fine del mandato di Trump, prevista per l’inizio del 2021.

di Redazione

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