Erdogan: “Turchia lancerà operazione militare in Siria da un momento all’altro”

Pubblicato il 18 dicembre 2018 alle 12:14 in Siria Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha reso noto che la Turchia lancerà un’operazione militare nel Nord della Siria “da un momento all’altro”, riferendo che il presidente americano, Donald Trump, ha accolto positivamente l’iniziativa.

Il leader turco aveva annunciato l’operazione la scorsa settimana, riferendo di voler eliminare i terroristi separatisti, quali i combattenti curdo siriani delle People’s Protection Units (YPG), che la Turchia considera legati al gruppo terroristico Kurdistan Worker’s Party (PKK), dalla zona ad Est dell’Eufrate. Le YPG fanno parte della coalizione delle Syrian Democratic Forces (SDF), la quale combatte al fianco degli Stati Uniti per contrastare l’ISIS in Siria.

L’appoggio americano ai combattenti curdo-siriani, da lungo tempo, costituisce un elemento di frizione tra USA e Turchia, in quanto Ankara vorrebbe che Washington smettesse di fornire loro aiuto. Gli Stati Uniti, da parte loro, considerano le YPG un alleato fondamentale nella lotta contro l’ISIS. Il timore principale della Turchia è che la regione Nord della Siria finisca sotto il controllo dei curdi-siriani, alimentando così le mire di autonomia dei curdi che vivono in territorio turco.

Gli Stati Uniti lamentano da tempo il fatto che le tensioni fra la Turchia e le SDF rallentano i progressi nella lotta contro i militanti dello Stato Islamico, e temono che un’operazione militare turca nei territori dove sono presenti anche le truppe americane potrebbe mettere in pericolo i soldati statunitensi. Nel corso del fine settimana passato, tuttavia, Erdogan ha colloquiato telefonicamente con Trump, con il quale ha concordato di attuare una coordinazione militare più effettiva.

“Ho parlato con Trump, i terroristi devono lasciare la riva Est dell’Eufrate, se non se ne andranno, li rimuoveremo”, ha riferito il presidente turco durante un discorso televisivo trasmesso dalla provincia di Konya, nella Turchia centrale. “Dal momento che siamo un partner strategico degli USA, dobbiamo fare ciò che è necessario per la sicurezza, e gli USA devono rispettare le loro promesse”, ha concluso Erdogan senza fornire ulteriori dettagli.

Il Pentagono, l’11 dicembre, ha annunciato il completamento delle postazioni di osservazione nel Nord della Siria, per monitorare che non avvengano scontri tra i soldati statunitensi e quelli turchi. Ad avviso di Erdogan, dal momento che Siria non c’è più la minaccia dell’ISIS, gli USA stanno rimandando la promessa di liberare il Nord-Est della Siria dalle YPG. “È chiaro che l’obiettivo degli avamposti americani nel Nord della Siria non è quello di proteggere la Turchia, ma di proteggere i terroristi dalle forze turche”, aveva commentato Erdogan la scorsa settimana.

Nel frattempo, il Fronte di Liberazione Nazionale (NLF), formato da gruppi dell’opposizione siriana nella città di Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, ha reso noto che sosterrà l’operazione militare turca. “Il regime siriano ha creato un ambiente adatto per i gruppi terroristici a scapito del popolo siriano”, ha riferito il NLF in una dichiarazione, aggiungendo che sosterrà qualsiasi operazione volta a garantire la stabilità regionale per porre fine alla presenza di terroristi e consentire il ritorno degli sfollati nelle loro case. “Non consentiremo a nessun gruppo, che si tratti del PKK / YPG o di nessun altro, di dividere il nostro Paese”, chiarisce il comunicato dell’opposizione siriana.

In Siria, l’impegno militare della coalizione internazionale a guida americana è concentrato nella valle dell’Eufrate, dove sono presenti gli ultimi nuclei di resistenza dell’ISIS. Il 14 dicembre, i combattenti delle SDF, con l’appoggio degli aerei americani, hanno liberato la città di Hajin, nell’Est della Siria, dal controllo dello Stato Islamico.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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