Afghanistan: possibile cessate il fuoco dopo i colloqui di pace

Pubblicato il 18 dicembre 2018 alle 15:21 in Afghanistan Asia

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I colloqui tra i funzionari statunitensi e i talebani di lunedì 17 dicembre sono stati prolungati di almeno un giorno, secondo quanto comunicato da un portavoce talebano in condizioni di anonimato. La riunione, che si sta tenendo ad Abu Dhabi, riguarda i negoziati di pace in Afghanistan tra le forze ribelli e il governo legittimo di Kabul. In più, il portavoce ha riferito che sul tavolo vi è un possibile cessate il fuoco di 6 mesi.

Il 17 dicembre, una delegazione talebana ha incontrato funzionari dell’Arabia Saudita, del Pakistan e degli Emirati Arabi Uniti in vista del meeting con Zalmay Khalilzad, nominato da Washington come inviato speciale nella regione asiatica, al fine di coadiuvare il processo di pace. Khalizad ha dichiarato di aver partecipato, in precedenza, a diversi incontri con tutte le parti coinvolte nel conflitto afghano.

A novembre, il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, aveva confermato la versione dell’inviato statunitense, dichiarando che erano stati intrattenuti tre giorni consecutivi di colloqui, dal 18 al 21 novembre, con il rappresentante americano in Qatar, dove il gruppo armato mantiene una presenza politica. Successivamente, Khalizad ha visitato Kabul, dove ha esortato il presidente afghano, Ashraf Ghani, a comporre una squadra per tenere colloqui con i talebani, con l’intento di raggiungere un accordo su un piano quinquennale “per il futuro dell’Afghanistan”. Khalilzad ha dichiarato che vorrebbe che l’accordo tra il governo e i talebani venisse raggiunto prima delle elezioni presidenziali in Afghanistan, previste per aprile 2019.

Secondo Reuters, gli sforzi diplomatici internazionali per porre fine al conflitto afghano, che persiste ormai da 17 anni, sono aumentati nel corso dell’ultimo anno.

Il portavoce talebano ha comunicato che, durante i colloqui del 17 dicembre, è stata la delegazione degli Stati Uniti a chiedere il cessate il fuoco e un accordo per nominare i rappresentanti dei ribelli in un futuro governo di transizione. I funzionari americani hanno riportato, a seguito dell’incontro, che i talebani hanno a lungo respinto l’idea di un cessate il fuoco, poiché ritenevano che avrebbe danneggiato la loro causa e aiutato le forze statunitensi e afghane.

Tuttavia, a margine dell’incontro ad Abu Dhabi, vi è stata un’apertura nei confronti di una temporanea sospensione del conflitto da parte di un alto funzionario talebano. Questi ha dichiarato che, se Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Pakistan fossero garanti dell’accordo e gli Stati Uniti accettassero un capo di governo provvisorio nominato dalla loro fazione, i talebani potrebbero “pensare ad un cessate il fuoco”. Non ci sono stati commenti immediati dall’ambasciata americana a Kabul.

L’ultimo round di diplomazia arriva ad oltre un anno di distanza dalla decisione degli Stati Uniti di inviare circa 4.000 truppe extra in Afghanistan, portando il totale a 15.000 soldati stanziati sul territorio, e di intensificare gli attacchi aerei a livelli record, con l’obiettivo di spingere i talebani ad accettare colloqui.

Tuttavia, nonostante l’insistenza degli Stati Uniti sul fatto che qualsiasi accordo di pace deva essere concordato tra le fazioni afghane, i talebani si sono rifiutati di tenere colloqui diretti con il governo legittimo, definendolo un fantoccio americano e acconsentendo solamente alla negoziazione con i funzionari statunitensi.

Mujahid, il portavoce ufficiale dei ribelli afghani, a seguito del primo round negoziale, ha dichiarato che i colloqui hanno riguardato il ritiro delle forze d’occupazione dall’Afghanistan, “al fine di terminare la pressione esercitata dagli Stati Uniti e dai suoi alleati”, aggiungendo che sono state scambiate opinioni con i suddetti Paesi “sulla pace e la ricostruzione dell’Afghanistan”.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. I talebani, tuttavia, non sono l’unica preoccupazione dell’esercito di Kabul e degli USA, poiché, dal 2015, l’Afghanistan è minacciato anche dalle attività della Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva nell’area, che compie attacchi sistematici contro le comunità locali sciite.

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di Redazione

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