46 taiwanesi deportati in Cina: nuove tensioni

Pubblicato il 18 dicembre 2018 alle 14:55 in Asia Cina

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La Cambogia ha deportato 46 cittadini di Taiwan in Cina Continentale con l’accusa di frode in ambito delle telecomunicazioni. Il Ministero degli Affari Esteri di Taiwan ha espresso “grande preoccupazione e profondo risentimento” per come è stata gestita la situazione.

Secondo la CNA – agenzia stampa ufficiale di Taiwan – il portavoce della diplomazia taiwanese, Andrew Lee, ha affermato che il suo ministero ha richiesto che i 46 cittadini sospettati di frode vengano restituiti alla loro patria e non mandati in Cina continentale, come richiesto dalla Cambogia.

La decisione della Cambogia è giustificabile se si considera che il Paese è uno stretto alleato di Pechino e che si attiene al principio che regola i rapporti diplomatici della Cina con tutti gli altri Paesi del mondo, noto come “una sola Cina”. Tale principio sostiene che esiste un solo governo legittimo di tutto il popolo cinese ed è quello della Repubblica Popolare con sede a Pechino, negando, dunque, di fatto, l’esistenza di un altro governo cinese sull’isola di Taiwan, il cui nome ufficiale è Repubblica di Cina. I rapporti tra Taiwan e la Cina sono tesi fin dal 1949, quando, alla fine della guerra civile cinese, il governo nazionalista guidato da Chiang Kai-shek ha lasciato il continente e ha reinstaurato la sua base di potere sull’isola di Taiwan. Secondo il principio “una sola Cina”, nessuno Stato può avere all’attivo rapporti diplomatici con il governo di Pechino e con quello di Taipei contemporaneamente.

Il governo di Taiwan, guidato dalla leader democratica e indipendentista Tsai Ing-wen, si sta impegnando per partecipare maggiormente alle attività di lotta alla criminalità nella regione del Sud e del Sud-Est Asiatico, sotto l’egida della politica “Nuova Politica Rivolta a Sud” che punta a rafforzare i rapporti economici regionali per diminuire la dipendenza dell’economia dell’isola dal Continente cinese. Ciononostante, nessun Paese della regione vanta rapporti diplomatici con Taipei, sebbene diversi Stati, come le Filippine, il Vietnam e l’Indonesia hanno uffici di rappresentanza per la cooperazione economico-commerciale a Taiwan.

L’ufficio di Taiwan che si occupa dei rapporti tra le due rive dello stretto, ha chiesto alla Cina di fornire informazioni dettagliate, di garantire la sicurezza e il diritto di ricevere visite dei 46 cittadini taiwanesi. Si tratta di richieste basate su casi precedenti di arresti di cittadini di Taiwan a cui è stato negato il diritto di vista da parte delle autorità cinesi.

L’arresto dei 46 cittadini taiwanesi accusati di frode è il primo caso di deportazione diretta in Cina. La ragione è che per la Cambogia e per Pechino si tratta di cittadini cinesi e che le autorità cinesi non intendono lavorare a fianco delle controparti taiwanesi nell’antifrode.

Non è la prima volta che dei cittadini taiwanesi vengono accusati di frode nelle telecomunicazioni e che i tentativi di frode sono condotti ai danni di cinesi, ciò che cambia però, è il trattamento che viene loro riservato da parte dei Paesi che scoprono le loro attività fraudolente. Nel settembre 2016, infatti, l’Indonesia ha rimpatriato 11 cittadini taiwanesi sospettati di frode direttamente sull’isola. Nel giugno 2018, la stessa sorte è toccata a un trafficante di droga taiwanese arrestato nelle Filippine. In entrambi i casi, gli arresti e i rimpatri sono stati frutto di operazioni congiunte tra l’intelligence di Taiwan e le sue controparti dei due Paesi coinvolti.

Le operazioni di intelligence internazionali che coinvolgono Taiwan rimangono sempre limitate poiché la domanda dell’isola di entrare nell’Interpol come osservatore è stata rifiutata, nonostante fosse sostenuta da Stati Uniti, Francia e altri 11 Paesi alleati, a causa della forte opposizione della Cina.

Le tensioni tra Taiwan e la Cina si sono intensificate da quando, nel 2016, è stata eletta la leader del Partito Democratico Progressista, Tsai Ing-wen, favorevole all’indipendenza dell’isola dal Continente cinese anche dal punto di vista economico. Pechino, dal canto suo, continua a considerare Taiwan una sua regione a statuto speciale, parte integrante del suo territorio nazionale.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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