Yemen: ancora scontri a Hodeida alla vigilia del cessate il fuoco

Pubblicato il 17 dicembre 2018 alle 14:28 in Medio Oriente Yemen

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Nel corso della notte passata, la città portuale di Hodeida, in Yemen, è stata teatro di violenti scontri per il terzo giorno consecutivo, nonostante il cessate il fuoco concordato dalle parti coinvolte nel conflitto yemenita il 13 dicembre, che entrerà in vigore a partire dalla mezzanotte locale di martedì 18 dicembre.

I residenti dell’area hanno riferito di aver udito scontri intermittenti, soprattutto nel Sud della città. Una fonte dei ribelli Houthi ha riferito che le forze yemenite hanno attaccato la zona meridionale di Hodeida, causando la morte di 4 persone, tra cui un bambino. Al-Jazeera English riporta che, al momento, non è stato possibile confermare tale informazione.

Secondo quanto riferito dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, nell’ambito dei colloqui in Svezia, gli Houthi hanno accettato di ritirarsi da tutti e 3 i porti di Hodeida. “È ovvio che l’Onu svolgerà un ruolo importante, probabilmente di monitoraggio e di gestione dell’area”, aveva specificato il segretario, aggiungendo che ciò avrebbe facilitato l’arrivo degli aiuti umanitari e di beni alla popolazione civile, migliorando così le condizioni di vita di milioni di yemeniti.

Il ministro degli esteri dello Yemenh, Khaled al-Yamani, ha confermato che, a partire dal 18 dicembre, il cessate il fuoco entrerò in vigore e, da quel momento, entrambe le parti dovranno ritirarsi da Hodeida entro 21 giorni, affinché vengano mobilitati monitor internazionali.

La guerra civile in Yemen, scoppiata il 22 marzo 2015, contrappone i ribelli sciiti Houthi da una parte, e le forze governative del presidente Hadi dall’altra. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence. La coalizione araba a guida saudita, composta da Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

I colloqui a Rimbo, in Svezia, non miravano a raggiungere una soluzione politica, ma ad accrescere la fiducia tra le parti coinvolte, ovvero le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, unico riconosciuto dalla comunità internazionale, e i ribelli sciiti Houthi. Dietro a questi ultimi si cela l’Iran, che ha dichiarato di sostenerli politicamente, ma ha sempre negato di inviare loro armi.

L’Arabia Saudita ritiene invece che l’Iran fornisca armi e missili balistici ai ribelli sciiti, con i quali questi cercano di colpire il suo territorio nazionale. Teheran, tuttavia, ha sempre respinto le accuse, affermando che gli attacchi dei ribelli yemeniti sarebbero giunti in risposta ai “crimini di guerra” commessi dalla coalizione araba in Yemen e che gli Houthi avrebbero sviluppato da soli le capacità per produrre armi difensive, tra le quali i missili.

Sia la coalizione araba, sia Teheran, mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

La città portuale di Hodeidah è sotto il controllo dei ribelli dal 2014 e, ad oggi, sta vivendo una situazione di guerra, con la coalizione saudita che continua ad effettuare bombardamenti aerei. Finora, i combattimenti hanno bloccato la rotta principale che collega Sana’a. Per tale ragione, le forze governative si sono installate in posizioni strategiche, tra cui l’area denominata “Kilo 16”, sulla costa occidentale del Paese.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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