Talebani incontrano rappresentanti USA e Pakistan in UAE

Pubblicato il 17 dicembre 2018 alle 16:26 in Afghanistan Emirati Arabi Uniti

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Il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, ha dichiarato che è in atto una riunione con i funzionari degli Stati Uniti negli Emirati Arabi, lunedì 17 dicembre. L’incontro si svolge nel quadro dei colloqui di pace iniziati quest’anno per portare a termine il conflitto in Afghanistan, che persiste ormai da diciassette anni. Mujahid, via Twitter, ha confermato la presenza di rappresentanti sauditi, pakistani ed emiri.

Anche Khalil Minawi, direttore della Bakhtar News Agency, agenzia di comunicazione statale di Kabul, ha confermato l’incontro. Minawi, su Twitter, ha comunicato che i funzionari degli Stati Uniti, l’Afghanistan, il Pakistan e gli Emirati Arabi Uniti si sono già incontrati domenica 16 dicembre. Non è confermato il coinvolgimento dei rappresentanti afghani alla riunione del 17, seppure la loro presenza negli Emirati Arabi Uniti sia un passo significativo negli sforzi per ottenere le due parti a parlare.

Finora, i talebani si sono rifiutati di tenere colloqui diretti con il governo afgano, definendolo un fantoccio degli Stati Uniti e acconsentendo solamente alla negoziazione con i funzionari statunitensi. Il Dipartimento di Stato americano non ha né negato né confermato precedenti colloqui con i talebani. Tuttavia, l’inviato di Washington, Zalmay Khalilzad, incaricato dal presidente americano Donald Trump per coadiuvare il processo di pace nella regione, ha dichiarato in precedenza di aver tenuto diversi incontri con tutti gli afghani coinvolti nel conflitto protratto. Questo riferimento includerebbe dunque i talebani, che mantengono il potere in quasi la metà del Paese asiatico.

Il mese scorso, il portavoce Mujahid ha confermato la versione dell’inviato statunitense, dichiarando che a novembre sono avvenuti tre giorni consecutivi di colloqui, dal 18 al 21 novembre, con Khalilzad in Qatar, dove il gruppo armato mantiene una presenza politica. Successivamente, il funzionario americano ha visitato Kabul, dove ha esortato il presidente afghano Ashraf Ghani a comporre una squadra che potrebbe tenere colloqui con i talebani con l’intento di raggiungere un accordo su un piano quinquennale “per il futuro dell’Afghanistan”. Il piano è stato effettivamente annunciato da Ghani in occasione della Conferenza sull’Afghanistan, il 28 novembre a Ginevra.

Khalilzad ha dichiarato che vorrebbe vedere l’accordo tra governo e talebani raggiunto prima delle elezioni presidenziali in Afghanistan, in programma per aprile 2019. Dalla sua nomina a settembre, Khalilzad ha cercato di avviare i colloqui di pace e ha fatto diversi tour della regione. All’inizio di questo mese, ha tenuto riunioni a Islamabad. Il primo ministro pakistano Imran Khan in seguito ha detto che l’inviato americano ha chiesto al suo Paese di aiutare a portare i talebani al tavolo dei negoziati, sentenziando che la soluzione militare non è la risposta. Non a caso, il Pakistan è lo sponsor di questo colloquio.

Il presidente Donald Trump ha a lungo accusato Islamabad di non impegnarsi nel suo ruolo di alleato e di usufruire dei fondi d’aiuto USA senza impegnarsi efficientemente nel processo di pace. Il 3 gennaio 2018, e successivamente il 2 settembre 2018, il Congresso ha votato per la cancellazione della politica di aiuto dal valore di 500 milioni di dollari.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. I talebani, tuttavia, non sono l’unica preoccupazione dell’esercito di Kabul e degli USA, poiché, dal 2015, l’Afghanistan è minacciato anche dalle attività della Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva nell’area, che compie attacchi sistematici contro le comunità locali sciite.

I talebani, il cui scopo è quello di espellere le forze armate straniere dal Paese, erano stati invitati per la prima volta dal governo di Kabul a sedersi al tavolo delle trattative, senza precondizioni, a febbraio 2018. Il capo dell’UNAMA, missione dell’ONU operante in Afghanistan, Toby Lazier, il 23 novembre, si è detto certo che verrà raggiunto un accordo di pace. Ha però specificato che c’è bisogno di più coordinazione internazionale e della volontà di includere tutte le parti nella discussione. Un esempio di questa politica di collaborazione è il colloquio negli Emirati Arabi.

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di Redazione

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