Arabia Saudita respinge posizione del Senato americano

Pubblicato il 17 dicembre 2018 alle 12:29 in Arabia Saudita USA e Canada

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L’Arabia Saudita ha respinto la posizione del Senato americano che, il 13 dicembre, ha approvato 2 risoluzioni contrarie al rapporto portato avanti dall’amministrazione Trump con Riad.

Nello specifico, la prima risoluzione ha condannato il Paese del Golfo per l’omicidio del giornalista saudita, Jamal Khashoggi, spartito il 2 ottobre dopo essere entrato nel consolidato saudita di Istanbul, mentre la seconda ha chiesto agli Stati Uniti di interrompere l’appoggio alla coalizione saudita che bombarda i ribelli sciiti Houthi in Yemen. Nel respingere tali posizione, Riad ha riferito che intende rafforzare ulteriormente i rapporti con Washington, ritenendo che la decisione del Senato si è basata su false accuse, e prevede interferenze negli affari interni del regno, mettendo così a rischio il ruolo regionale del Paese.

“La posizione del Senato non potrà avere effetti negativi sulla posizione leader dell’Arabia Saudita nella regione e a livello internazionale”, specifica il comunicato della casa reale. A propria difesa, Riad ha sottolineato di essersi sempre impegnata molto nella lotta contro il terrorismo, come l’ISIS e al-Qaeda, salvando molte vite innocenti in tutto il Medio Oriente. Tali sforzi si sono articolati nella partecipazione alla coalizione internazionale a guida americana contro lo Stato Islamico, e nella leadership della Islamic Military Counter Terrorism Coalition.

Il comunicato riferisce altresì che il regno saudita ha assistito gli USA nel contrasto dell’attività “maligna” dell’Iran, ed è impegnato nel trovare una soluzione politica al conflitto in Yemen, in linea con la Risoluzione 2216 del Consiglio di sicurezza dell’Onu. “Il regno considera la situazione umanitaria in Yemen una priorità e fornisce, attraverso il King Salman center for Humanitaruan Aid and Relief significanti aiuti al popolo yemenita, in tutte le aree del Paese.

Dal 22 marzo 2015, lo Yemen, uno dei Paesi più poveri al mondo, è teatro di una guerra civile tra i ribelli sciiti Houthi, sostenuti dall’Iran, e le forze governative del presidente Rabbo Mansour Hadi, appoggiato dalla coalizione a guida saudita, sostenuta, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence. Fino a novembre, Washington inviava altresì rifornimenti in aria agli aerei della coalizione. La coalizione araba a guida saudita, composta da Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale, e contro i ribelli Houthi, che avevano conquistato la capitale del Paese, Sana’a.

In riferitomene al caso Khashoggi, il comunicato riferisce che la sua uccisione è stata un crimine deplorevole che non riflette né le politiche né le istituzioni saudite. Per tale motivo, Riad rimane impegnata a fare giustizia.

Khashoggi, critico nei confronti del governo dell’Arabia Saudita, aveva resistito alle continue pressioni saudite affinché ritornasse in patria, in quanto da anni viveva negli Stati Uniti. L’uomo è stato ucciso a Istanbul il 2 ottobre, nel consolato saudita, dove era entrato per ritirare alcuni documenti di cui aveva bisogno per sposarsi con la compagna turca. Quando la fidanzata ha denunciato la sua scomparsa alle autorità turche, dai controlli effettuati alle telecamere intorno all’edificio del consolato è stato confermato che Khashoggi non aveva mai lasciato l’edificio. L’Arabia Saudita, il 4 ottobre, ha respinto le accuse di omicidio e il consolato saudita aveva invitato i giornalisti di Reuters al proprio interno, per dimostrare la propria innocenza. Solo 17 giorni dopo la morte di Khashoggi, Riad ha ammesso che l’uomo era stato ucciso all’interno del consolato e che i 18 membri della squadra saudita, arrivati in Turchia a inizio ottobre e segnalati da Ankara, erano stati arrestati in Arabia Saudita. Secondo un’analisi effettuata dalla CIA; il principe ereditario, Mohammed Bin Salman, sarebbe il mandante dell’omicidio. Riad, al contrario, ha respinto fermamente tale accusa.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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