Turchia: continueremo ad attaccare il PKK in Iraq

Pubblicato il 16 dicembre 2018 alle 18:12 in Iraq Turchia

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La Turchia continuerà a condurre raid aerei contro i militanti curdi del Partito del Lavoratori del Kurdistan (PKK) nell’Iraq settentrionale, ha dichiarato il Ministero degli Esteri di Ankara, all’indomani delle proteste formali di Baghdad in merito al comportamento turco.

Sabato 15 dicembre, un portavoce del Ministero degli Esteri turco, Hami Aksoy, ha dichiarato che le attività “dell’organizzazione terroristica PKK” nei territori dell’Iraq e della Siria sono diventate una minaccia per la sicurezza nazionale della Turchia, e che il governo iracheno ha il dovere di impedire che il proprio Paese venga usato come base per condurre attacchi contro gli Stati vicini.

Tale comunicato giunge a un giorno di distanza dalle critiche che il governo di Baghdad ha sporto formalmente, venerdì 14 dicembre, contro i ripetuti raid aerei condotti da Ankara nel suo territorio, i quali, costituirebbero aperte violazioni della sovranità nazionale e metterebbero in pericolo i civili. A loro volta, le critiche di Baghdad erano state innescate da una serie di raid aerei compiuti dalla Turchia nella medesima giornata di venerdì, e nei quali, secondo le stime dell’esercito turco, erano stati uccisi 8 militanti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Successivamente a tale operazione militare, le autorità irachene avevano richiamato l’ambasciatore turco a Baghdad per lamentare la situazione.

Nel comunicato di sabato, Aksoy ha descritto i raid aerei condotti dal suo Paese come un atto di autodifesa a cui Ankara è costretta a ricorrere poiché l’Iraq non interviene direttamente per fermare le forze curde del PKK operanti sul territorio di sua giurisdizione. “Queste operazioni nella lotta contro il terrorismo continueranno finché le organizzazioni terroristiche si nidificheranno sul suolo irachene, e finché la sicurezza della Turchia ne avrà bisogno”, ha concluso il portavoce ministeriale.

Ankara conduce regolarmente attacchi contro le basi del Partito dei Lavoratori del Kurdistan lungo il suo confine meridionale, sostenendo che i militanti del PKK usano la zona latamente montagnosa come loro base per lanciare attacchi letali al di là del confine, in Turchia. Il presidente turco, Tayyip Erdogan, nel corso del 2018 ha minacciato di lanciare un’offensiva via terra nel nord dell’Iraq volta a sconfiggere i membri del gruppo curdo. Nel mese di dicembre, egli ha inoltre annunciato l’imminenza di un’operazione contro le milizie curde in Siria.

Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) è un partito politico e para-militare considerato illegale da Ankara, Washington e l’Unione Europea. Il conflitto tra la Turchia e i curdi risale al 1978. Da allora, i curdi chiedono la creazione dello Stato del Kurdistan indipendente e la possibilità di avere maggiori diritti politici e culturali all’interno della Turchia. Il principale gruppo dei ribelli curdi è rappresentato dal PKK, fondato nel 1978, il quale ha compiuto numerosi attacchi, nel corso degli anni, soprattutto nel sud-est della Turchia. La presenza dei suoi combattenti in Siria e nel Kurdistan iracheno ha portato Ankara a compiere diverse incursioni e attacchi contro i territori siriani e dell’Iraq.

In questo contesto, vi è un ulteriore fattore di attrito, ossia la divergenza di vedute in merito alle People’s Protection Units, milizie curde a guida statunitense impegnate a sconfiggere l’Isis in Siria e operative lungo il confine nord-orientale della Siria con la Turchia. Ankara considera le People’s Protection Units (YPG) come un’estensione del PKK, e quindi parimenti illegale. Pertanto, il 20 gennaio scorso Ankara aveva lanciato una campagna militare contro di loro nel distretto di Afrin, situato nel nord della Siria, al confine con la Turchia. L’obiettivo dell’operazione, nota con il nome di Ramo d’Olivo e conclusasi il 18 marzo con la conquista di Afrin da parte turca, era quello di liberare il territorio dai terroristi e di creare una zona cuscinetto dell’estensione di 30 km al confine tra i due Paesi.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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