Parigi: meno violento il quinto sabato di gilet gialli

Pubblicato il 16 dicembre 2018 alle 17:24 in Europa Francia

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Migliaia di manifestanti sono scesi nelle strade di Parigi e delle principali città francesi, il 15 dicembre, per manifestare contro il governo del presidente, Emmanuel Macron, per il quinto sabato di fila. La situazione è stata più tranquilla rispetto ai sabato precedenti.

A Parigi, le forze dell’ordine erano dispiegate in grande numero per contenere i manifestanti e reprimere i picchi di violenza delle proteste, che, a ogni modo, si sono rivelate nettamente meno accese dei sabato precedenti. Anche il numero di partecipanti era minore, probabilmente, secondo le forze competenti, a causa dell’attentato verificatosi a Strasburgo l’11 dicembre, oltre che per via della giornata fredda e piovosa. Nel pomeriggio, la polizia ha fatto uso di idranti e lacrimogeni per disperdere alcuni gruppi di manifestanti che si erano radunati e avevano iniziato sporadici scontri con le forze dell’ordine nel centro della capitale, sul boulevard degli Champs-Elysées e nelle strade adiacenti. Brevi disordini sono sorti inoltre quando alcune attiviste di gruppi femministi hanno fatto irruzione sul luogo della manifestazione a petto nudo, vicino al palazzo presidenziale dell’Eliseo, prima di essere fermate dagli addetti alla sicurezza. Altri scontri si sono verificati poi a Nantes, nella Francia occidentale, e più a sud, a Bordeaux.

Uno dei manifestanti a Parigi, il 44enne Loic Bollay, mentre marciava sugli Champs-Elysées indossando il giubbotto giallo di riconoscimento, ha spiegato ai giornalisti che da dopo l’attentato a Strasburgo la situazione è più calma, ma che nonostante le proteste siano più pacifiche il movimento dei gilet gialli continuerà a organizzare manifestazioni anche “il prossimo sabato e quelli a seguire”.

Il Ministro dell’Interno ha reso noto che, nella giornata, erano state mobilitate circa 69mila  unità di polizia. Secondo le stime ufficiali, a metà giornata erano circa 33.500 i manifestanti, laddove sabato 8 dicembre, alla stessa ora, ne erano stati contati circa 77mila. A ogni modo, il venerdì sera tutte le principali banche e attività commerciali degli arrondissement centrali della capitale avevano protetto le proprie vetrate con pannelli di legno fissati e inchiodati temporaneamente sulle facciate. A Parigi, secondo le stime della polizia, sono stati arrestati almeno 148 gilet gialli nel corso di sabato 15 dicembre.

Venerdì 14 dicembre, il presidente Macron aveva lanciato un appello affinché si ripristinasse la situazione di calma e stabilità nel Paese dopo quasi un mese di proteste da parte dei gilet gialli contro le politiche governative e i rincari dei prezzi del carburante. Le manifestazioni hanno danneggiato la crescita economica e causato numerosi disservizi. “La Francia ha bisogno di calma, ordine, e ritorno alla normalità”, aveva dichiarato, in tale occasione, Macron, all’uscita da una riunione con i leader dell’Unione Europea a Bruxelles.

Lunedì 10 dicembre, il presidente aveva altresì proposto, in diretta televisiva, un aumento di 100 euro del salario minimo mensile per sedare le proteste dei gilet gialli; durante il discorso, aveva anche riferito che avrebbe velocizzato i tagli alle tasse. “Risponderemo all’urgenza economica e sociale con misure forti, riducendo le tasse e tenendo la spesa sotto controllo”, aveva spiegato il leader dell’Eliseo, esortando i datori di lavoro a dare una paga di fine anno speciale ai dipendenti.

Le proteste sono iniziate il 17 novembre e hanno poi assunto una dimensione nazionale, diffondendosi dalla capitale in tutta la Francia; il movimento dei “gilet gialli” è in fermento ormai da 4 settimane e gode dell’appoggio della maggioranza dei cittadini. I manifestanti contestano in particolare la politica finanziaria adottata da Macron e il suo nuovo regime fiscale, soprattutto le tasse introdotte nel 2017 su diesel e petrolio al fine di incoraggiare l’energia “pulita” e sostenibile a livello ambientale. Sabato 24 novembre, numerose centinaia di manifestanti si erano riuniti sugli Champs-Elysées, dove la polizia li aveva fermati prima che raggiungessero l’Eliseo, il palazzo presidenziale. Alcuni di loro cantavano l’inno nazionale, altri trasportavano cartelloni con gli slogan “Macron dimettiti” e “Macron ladro”. I manifestanti avevano bloccato le autostrade di varie città, dando fuoco a barricate e sbarrando la via con convogli di camion. Le proteste minano l’autorità di Macron, il quale si scaglia contro il cambiamento climatico e sostiene l’energia verde ecosostenibile; in questi 18 mesi, egli non è riuscito a far presa sulla popolazione francese, la quale dimostra un malcontento diffuso nei confronti del suo operato presidenziale. Da quando Macron ha assunto la carica di presidente della Francia, le sue iniziative sono state spesso osteggiate sia dai sindacati sia dai cittadini, che hanno già manifestato in numerose occasioni anche contro le riforme sul lavoro e sulla compagnia ferroviaria nazionale. Gli investitori internazionali, d’altro canto, hanno ampliamento lodato la sua amministrazione, che ha incoraggiato gli affari e il mondo dell’imprenditoria. Gli oppositori politici, quanto a loro, hanno tacciato Macron di essere “il presidente dei ricchi” a causa della sua politica fiscale, e la popolarità del capo di Stato quarantenne si attesta attualmente solo al 20%.

Nonostante le esortazioni del governo al ripristino della calma nel Paese e all’avvio di un dialogo con i gilet gialli, come pure il vano tentativo del primo ministro francese, Edouard Phillippe, il quale, il 4 dicembre, ha annunciato che il governo sospenderà gli aumenti delle tasse sul carburante, previsti dal 1°gennaio 2019 per 6 mesi, le proteste contro l’operato di Macron non sono cessate.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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