Etiopia: almeno 21 morti negli scontri tra i diversi gruppi etnici del Paese

Pubblicato il 16 dicembre 2018 alle 6:01 in Africa Etiopia

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Almeno 21 persone sono state uccise in 2 giorni di intense lotte tra i diversi gruppi etnici in Etiopia meridionale. La situazione di violenza crescente ha costretto centinaia di persona ad attraversare i confini e a rifugiarsi nel confinante Kenya.

Le violenze sono esplose giovedì 13 e venerdì 14 dicembre, nei pressi della città di Moyale, vicino al confine con il Kenya, una regione rivendicata sia dagli Oromo, il più vasto gruppo etnico del Paese, che da quello somalo. Gli scontri, che hanno ferito anche 61 persone, sono stati confermati da un resoconto delle Nazioni Unit datato 13 dicembre. Il documento ha confermato che la lotta ha visto l’impiego di artiglieria pesante e ha avvertito della probabilità che tale conflitto possa estendersi anche al Kenya.

Patrick Mumali, il vice commissario di Moyale, ha confermato che centinaia di etiopi si sono rifugiati su territorio kenyota. Inoltre, Wario Sora, un attivista per i diritti umani di Moyale, ha spiegato che sono state uccise diverse persone, sono stati appiccati incendi e fatte scoppiare bombe e sono state incendiate altresì alcune abitazioni.

Gli scontri nel meridione tra gli Oromo e altre minoranze sono aumentati da quando il primo ministro, Abiy Ahmed, il primo leader appartenente al gruppo etnico di maggioranza della storia moderna, è entrato in carica, ad aprile. Almeno 5.000 cittadini etiopi sono stati costretti a cercare riparo in Kenya dopo l’uccisione di alcuni civili, in ciò che l’esercito dell’Etiopia ha definito una operazione contro i ribelli nell’area meridionale del Paese.

Gli oromo avevano iniziato a protestare nel novembre 2015, lamentando una sempre più grande marginalizzazione nello scenario sociale e politico dello Stato. A suscitare le prime tensioni politiche era stato il Master Plan, un piano adottato dalle autorità di Addis Abeba che mirava a espandere il territorio della capitale a discapito degli abitanti della regione Oromia. Nonostante il progetto fosse stato cancellato nel mese di gennaio 2016, le proteste erano continuate, diffondendosi anche nella regione di Amhara e, gradualmente, nel resto del Paese. I cittadini avevano cominciato altresì a chiedere la liberazione dei prigionieri e il riconoscimento di maggiori diritti per gli abitanti di Oromo e Amhara così che, dal 3 gennaio, il governo di Addis Abeba ha rilasciato più di 7.000 prigionieri per cercare di sedare le tensioni, senza tuttavia riuscirvi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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