Aumenta la presenza cinese nel Golfo di Aden

Pubblicato il 16 dicembre 2018 alle 8:57 in Asia Cina

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La Cina continua a rafforzare la sua presenza militare nell’Oceano Indiano Occidentale e nelle coste a largo della Somalia, sotto l’egida di operazioni per la “scorta di imbarcazioni civili”.

La 31esima flotta della Marina dell’Armata Popolare di Liberazione (APL) – l’esercito cinese – ha lasciato la città di Zhanjiang per salpare verso il Golfo di Aden, pronta a entrare in azione per effettuare operazioni di scorta e accompagnamento alle imbarcazioni civili che si muovono nell’Oceano Indiano Occidentale e al largo delle Coste della Somalia. La 31esima flotta è composta da una nave di atterraggio, una fregata missilistica e una nave rifornimento con un personale di circa 700 soldati più i marinai di bordo e “decine di operatori speciali”, secondo quanto riferito dai media cinesi.

La flotta è partita dalle coste cinesi domenica 9 dicembre, pronta a sommarsi al contingente di 26 mila ufficiali e soldati cinesi che negli ultimi dieci anni hanno operato nelle acque perigliose del Golfo di Aden e al largo delle coste della Somalia, zone interessate dalle attività di pirateria. Secondo quanto riportato da Xinhua – l’agenzia di stampa ufficiale cinese – la marina di Pechino negli ultimi 10 anni ha scortato 6595 imbarcazioni civili e salvato o aiutato più di 60 navi, sia cinesi che di altra nazionalità.

L’invio della 31esima flotta della marina cinese è l’ultima delle attività intraprese da Pechino nell’ambito della sua macro-strategia che la vede impegnata ad aumentare la presenza dell’esercito e della marina anche in operazioni ben distanti dalle sue coste nazionali. Uno degli obiettivi del presidente Xi Jinping – fin dall’inizio del suo primo mandato presidenziale nel 2012 – è quello di trasformare la Marina dell’Armata Popolare di Liberazione da una forza atta alla esclusiva difesa delle acque territoriali a una moderna e capace di essere in prima linea a livello mondiale.

Nei mesi di marzo e aprile 2015, la marina cinese ha avuto un ruolo importante nell’evacuazione dei cittadini cinesi e stranieri presenti nello Yemen, all’inizio della campagna militare guidata dall’Arabia Saudita contro i ribelli Houthi, un’operazione da cui è stato tratto, da poco, un film d’azione “Operazione Mar Rosso”. La pellicola, con un budget di 579 miliardi di dollari, aveva scopo propagandistico e mirava a far conoscere e apprezzare maggiormente il ruolo della marina alla popolazione cinese.

Il passo più importante compiuto finora dalla Cina per affermare la sua volontà di essere presente e attiva in operazioni militari lontane dalle sue coste, ma che sono essenziali per proteggere gli interessi economici del Paese, è stata l’apertura della sua prima base militare all’estero, quella in Gibuti. La scelta del Paese non è casuale, vista la sua posizione strategica tra il Golfo di Aden e lo stretto di Bab-el-Mandeb che lo collega al Mar Rosso e ancora al Canale di Suez.

I negoziati per l’apertura della base militare tra l’Armata Popolare di Liberazione (APL) – l’esercito della Cina – e il governo del Gibuti sono iniziati quasi due anni fa e l’11 luglio 2017 una parte della flotta cinese del Mar Cinese Meridionale è giunta sulle coste africane per l’apertura ufficiale della base. La cerimonia di inaugurazione si è svolta il 1 agosto 2017 ed è stata seguita, un mese e mezzo dopo, da diverse esercitazioni militari.

È interessante notare come la Cina abbia, fin dall’inizio, evitato di utilizzare terminologia strettamente militare per riferirsi alla base e l’abbia sempre definita “base di supporto” o “base logistica”, sostenendo che si tratta di una struttura che si occupa in modo primario di attività non militari e sentendo la necessità di pubblicare un articolo sull’agenzia di stampa ufficiale del governo, Xinhua, in cui si ribadiva che il fine della base non era quello dell’espansione militare.

“La base logistica di supporto in Gibuti è stata costruita per rispondere meglio agli obblighi internazionali della Cina, come le missioni di scorta nel Golfo di Aden e nelle acque a largo delle coste somale e per fornire supporto umanitario”, ha affermato il portavoce del Ministero della Difesa di Pechino, colonnello maggiore Ren Guoqiang.

Sebbene Pechino affermi che non ha alcuna intenzione di trasformare la struttura in una base militare a tutti gli effetti, tuttavia secondo un’analisi di Stratfor, la base è stata altamente fortificata nel corso dei mesi e vanta uno spazio sotterraneo di 23 mila metri quadrati.

Questa è la ragione per cui oltre agli Stati Uniti che hanno fortemente criticato la creazione della base cinese, anche gli altri Paesi dell’Asia-Pacifico come India e Giappone guardano alla crescente presenza di Pechino nell’Oceano Indiano con crescente preoccupazione, soprattutto considerando l’aumento delle attività sottomarine condotte dalla Cina nella zona che mostrano come l’Armata di Popolare di Liberazione sarebbe in grado, se volesse, di bloccare le linee di comunicazione marine fondamentali nell’Oceano Indiano.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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