Arabia Saudita promette 830 milioni di dollari in aiuti finanziari alla Tunisia

Pubblicato il 16 dicembre 2018 alle 14:20 in Arabia Saudita Tunisia

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L’Arabia Saudita ha promesso alla Tunisia aiuti finanziari pari a circa 830 milioni di dollari, secondo quanto riportato dal primo ministro tunisino, Youssef Chahed.

La notizia è stata riportata dal premier sabato 15 dicembre, dopo la sua visita in Arabia Saudita. Chahed ha spiegato che 500 milioni di dollari finanzieranno il budget del Paese, 230 milioni aiuteranno il commercio con l’estero e circa 100 milioni finanzieranno altri progetti, ma non ha fornito ulteriori informazioni a riguardo. La Tunisia sta avendo difficoltà a tagliare il suo deficit di budget, a stabilizzare la caduta delle riserve di valuta estera e a gestire le aspettative dei finanziatori internazionali, che hanno richiesto riforme come ad esempio la regolazione della legge sugli stipendi pubblici. Sotto pressione da parte del Fondo Monetario Internazionale, il primo ministro tunisino ha promesso di tagliare il deficit di budget arrivando a circa il 4,9% del PIL di quest’anno, rispetto al 6,2% dell’anno passato.

A novembre, il principe saudita, Mohammed bin Salmen, aveva incontrato il presidente tunisino, Beji Caid Essebsi, per migliorare la cooperazione riguardo a economia, finanza, promozione degli investimenti e cooperazione militare e di sicurezza per contrastare l’estremismo e il terrorismo. Tuttavia, in occasione di tale visita, il popolo della Tunisia aveva organizzato una serie di proteste, a causa del presunto coinvolgimento del principe nell’omicidio del giornalista saudita Jamal Khashoggi. Centinaia di persone si erano riversate nelle strade di Tunisi, chiedendo a Mohammed bin Salman di stare lontano dal loro Paese e denunciando il ruolo dell’Arabia Saudita in Yemen.

L’economia tunisina è in subbuglio da quando l’autocrate Zine El Abidine Ben Ali Ben Ali fu rovesciato durante la Primavera Araba, nel 2011, Araba da una serie di proteste dovute a rabbia sociale, disoccupazione, povertà e livelli record di inflazione nel Paese.

La Primavera Araba fu innescata dal gesto di un fruttivendolo tunisino, Mohamed Bouazizi, che il 17 dicembre 2010 si diede fuoco, in segno di protesta, dopo che la polizia aveva sequestrato la sua merce. Dieci giorni dopo, le proteste si diffusero anche nella capitale, Tunisi, dove alcuni giovani scesero per le strade della città per manifestare contro la disoccupazione, e vennero duramente respinti dalla polizia. In seguito al protrarsi dei disordini, nella sera del 13 gennaio venne imposto lo stato di emergenza, e successivamente venne dato l’annuncio che Ben Ali, dopo essere stato dal 7 novembre 1987 alla presidenza della Tunisia, aveva lasciato il Paese. Dopo la cacciata dell’ex leader si insediò un governo provvisorio, contro il quale continuarono le proteste. Infine, nel dicembre 2011, venne eletto presidente Moncef Marzouki.  L’attuale leader tunisino, Caid Essebsi, è stato eletto il 21 dicembre 2014.

La Tunisia è l’unico Paese della regione nordafricana che ha intrapreso una transizione democratica in seguito alle rivolte del 2011. Tuttavia, tale transizione è stata frenata da problemi economici che hanno causato diverse proteste. Lo scorso 7 gennaio, i cittadini tunisini sono scesi in piazza in almeno dieci città per manifestare contro le misure di austerity, che hanno causato l’aumento delle tasse e dei prezzi, imposte dal governo tunisino per ridurre il deficit crescente e contrastare la crisi economica. Il primo gennaio è entrata in vigore una nuova legge finanziaria che ha fatto innalzare i prezzi del gasolio, di alcuni beni e anche le tasse su numerosi beni e servizi, tra cui le automobili, le linee telefoniche e di internet. Il governo aveva assicurato che gli aumenti avrebbero interessato soltanto i beni di lusso e non quelli di prima necessità o alimentari. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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