Afghanistan: 20 morti civili in raid aereo contro comandante talebano

Pubblicato il 16 dicembre 2018 alle 13:07 in Afghanistan Asia

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Almeno 20 civili afgani, inclusi 12 bambini, sono stati uccisi in una incursione aerea che aveva come obiettivo un comandante dei talebani in Kunar, una provincia orientale dell’Afghanistan.

L’attacco di venerdì 15 dicembre era stato organizzato per colpire il comandante talebano locale, Sharif Mawiya, ed è l’ultimo di una serie di operazione volte a eliminare funzionari senior del gruppo. Dall’inizio di dicembre, le forze afgane hanno ucciso numerosi comandanti talebani in operazioni supportate dai consiglieri e dalle forze aree degli Stati Uniti, ma tale strategia ha altresì aumentato il rischio di morti fra i civili.

Abdul Latif Fazly, un membro del consiglio provinciale, ha dichiarato che 8 donne e 12 bambini sono stati uccisi e più di 15 persone sono state ferite nell’attacco. I governatore della regione Kunar, Abdul Satar Mirzakwal, ha dichiarato che l’operazione delle forze afgane nel distretto di Sheltan ha ucciso 38 talebani e membri di al-Qaeda, incluso 4 stranieri, ferendo 12 persone.

Il numero di vittime civili afgane uccise durante i raid aerei degli Stati Uniti e dell’Afghanistan è aumentato vertiginosamente nel 2018, in quando le forze supportate dall’Occidente hanno aumentato le operazioni aeree con l’obiettivo di costringere i talebani a prendere parte alle trattative di pace. Secondo le stime delle Nazioni Unite, 313 civili sono stati uccisi e 336 feriti nei primi 9 mesi del 2018, un aumento del 39% rispetto allo stesso periodo del 2017. Le vittime causate dalle incursioni aeree sono circa l’8% delle 8.050 morti civili durante tale lasso di tempo.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati abbattuti dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo.

I talebani, il cui scopo è quello di espellere le forze armate straniere dal Paese, erano stati invitati per la prima volta dal governo di Kabul a sedersi al tavolo delle trattative, senza precondizioni, a febbraio 2018. Il capo dell’UNAMA, missione dell’ONU operante in Afghanistan, Toby Lazier, il 23 novembre, si è detto certo che verrà raggiunto un accordo di pace. Ha però specificato che c’è bisogno di più coordinazione internazionale e della volontà di includere tutte le parti nella discussione. Su quest’ultimo punto, di recente è stato fatto un passo avanti. Il 18 novembre, infatti, i leader dei talebani hanno incontrato il rappresentante speciale degli Stati Uniti, Zalmay Khalilzad, in Qatar per la seconda volta in questo mese. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato, giovedì 22 novembre, che gli USA si trovano ad un buon punto nei negoziati di pace.

Tra il 26 e il 28 novembre, si è tenuta a Ginevra la Conferenza sull’Afghanistan, un summit di due giorni al quale hanno partecipato diplomatici di tutto il mondo per discutere dello sviluppo e dell’economia del Paese asiatico, distrutto da anni di guerra. Ai microfoni della conferenza, il presidente Ghani ha annunciato un piano quinquennale per lo stabilimento della pace nella regione che includeva anche trattative pacifiche con i talebani.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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