Yemen: inviato Onu richiede monitoraggio del cessate-il-fuoco

Pubblicato il 15 dicembre 2018 alle 10:12 in Medio Oriente Yemen

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È urgente la necessità di un severo regime di monitoraggio della tregua stipulata nella città portuale yemenita di Hodeida, al fine di supervisionare il rispetto dell’accordo da entrambe le parti belligeranti, ha dichiarato l’inviato speciale dell’Onu in Yemen, Martin Griffiths, innanzi al Consiglio di Sicurezza.

Nella giornata di venerdì 14 dicembre, Griffiths ha fatto appello al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, affermando: “Un robusto e competente regime di monitoragio non è soltanto essenziale, bensì anche necessario urgentemente, ed entrambe le parti ci hanno detto che lo approverebbero e che, per certo, vi si affiderebbero”. L’inviato speciale ha aggiunto che i funzionari dell’Onu stanno già pianificando le misure in questione. Per far sì che ciò entri in vigore è necessaria l’approvazione del Consiglio di Sicurezza tramite una risoluzione, hanno spiegato alcuni diplomatici.

Griffiths ha aggiunto che l’ex maggiore generale olandese Patrick Cammaert, attualmente in pensione, ha accettato di presiedere il gruppo di monitoraggio competente e guidarne i lavori; Cammaert si è reso disponibile a recarsi in Yemen già a distanza di pochi giorni per iniziare il prima possibile il progetto. Essere presente sul campo al più presto, ha spiegato Griffiths, è più che mai cruciale per garantire il rispetto del cessate-il-fuoco nella regione.

Prima del cessate-il-fuoco, il Consiglio di Sicurezza stava già discutendo in merito a una bozza di risoluzione proposta dalla Gran Bretagna, tramite la rappresentanza dell’ambasciatrice inglese Karen Pierce, per accogliere 5 richieste addotte dal presidente degli aiuti dell’Onu, Mark Lowcock. Una delle 5 riguarderebbe una tregua nelle zone in cui si trovano le strutture adibite a immagazzinaggio di approvvigionamenti e aiuti umanitari come anche importazioni commerciali. I membri delle Nazioni Unite hanno spiegato che, alla luce della tregua, si cercherà di rimaneggiare e aggiornare tale bozza.

L’ambasciatrice statunitense presso l’Onu, Nikki Haley, ha messo in guardia l’organismo internazionale e lo ha spronato all’azione repentina, affermando: “Dobbiamo essere pronti ad agire se una o più parti non si atterranno ai patti”.

Le parti coinvolte nel conflitto in Yemen, ossia i ribelli Houthi, alleati dell’Iran, e il governo yemenita del presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi, spalleggiato dall’Arabia Saudita, avevano concordato i termini del cessate il fuoco inerente alla città portuale di Hodeida in occasione degli ultimi colloqui di pace giovedì 13 dicembre, in Svezia. Tale accordo costituisce un passo fondamentale in quanto, secondo l’Onu, faciliterà il percorso verso i colloqui di pace definitivi. In base a quanto riferito dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, gli Houthi hanno accettato di ritirarsi da tutti e 3 i porti di Hodeida. Guterres aveva altresì specificato che l’Onu svolgerà, molto probabilmente, un ruolo di monitoraggio e di gestione dell’area, e ciò faciliterà l’arrivo degli aiuti umanitari e di beni alla popolazione civile, migliorando le condizioni di vita di milioni di yemeniti. L’inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Martin Griffiths, ha riferito che il ritiro degli Houthi dai porti avverrà velocemente, entro qualche giorno, per poi abbandonare gradualmente la città. A suo dire, il cessate il fuoco mira a aprire una strada da Est a Ovest, che connette Hodeida alla capitale Sana’a, creando così un corridoio umanitario, cruciale per i cittadini.

La città portuale di Hodeida è sotto il controllo dei ribelli dal 2014 e, finora, stava vivendo una situazione di guerra, con la coalizione saudita che continuava ad effettuare bombardamenti aerei. I combattimenti hanno bloccato la rotta principale che collega Sana’a e, per tale ragione, le forze governative si erano installate in posizioni strategiche, tra cui l’area denominata “Kilo 16”, sulla costa occidentale del Paese.

Ad oggi, sono più di 14 milioni i civili in Yemen che stanno rischiando di morire di fame, mentre oltre tre quarti della popolazione necessitano di aiuti umanitari. Le organizzazioni umanitarie hanno stimato che 85.000 bambini al di sotto dei 5 sono morti per la carestia dall’inizio del conflitto. La moneta dello Yemen, il riyal, si è deprezzata di quasi il 180% negli ultimi mesi, spingendo ancora di più le comunità verso la fame. I prezzi del cibo sono aumentati in media del 68% e il prezzo delle materie prime come benzina, gasolio e gas da cucina è anch’esso aumentato notevolmente.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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