Nigeria rimuove divieto su UNICEF dopo le accuse di addestrare spie di Boko Haram

Pubblicato il 15 dicembre 2018 alle 15:18 in Africa Nigeria

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L’esercito della Nigeria ha rimosso il divieto operativo imposto sull’UNICEF nell’area nordorientale del Paese, alcune ore dopo aver accusato lo staff dell’agenzia di essere delle spie del gruppo terroristico Boko Haram.

Venerdì 14 dicembre, le forze armate nigeriane avevano accusato l’ente delle Nazioni Unite di addestrare alcune persone a sabotare i tentativi dell’esercito contro gli insorgenti riportando presunti abusi dei diritti umani perpetrati dai soldati. Nella dichiarazione rilasciata, le forze armate nigeriane hanno dichiarato che lo staff dell’UNICEF “addestra e spiega spie che supportano gli insorgenti e i loro simpatizzanti”. Il documento aveva sospeso le operazioni dell’ente fino a data da destinarsi, ma in una seconda dichiarazione rilasciata qualche ora dopo, l’esercito aveva dichiarato di aver tenuto un incontro di emergenza con i rappresentanti dell’UNICEF, nella serata di venerdì 14 dicembre.

“Dopo ampie deliberazioni sul bisogno di individuare modalità per lavorare in armonia con le agenzie per la sicurezza nel teatro dell’operazione, il Theatre Command ha deciso di eliminare la sospensione trimestrale imposta precedentemente sull’UNICEF” ha dichiarato l’esercito in seguito all’incontro. I rappresentanti delle forze armate hanno altresì richiesto ai funzionari dell’ONU di assicurare la condivisione delle informazioni con le autorità rilevanti quando avviene l’assunzione o l’addestramento di nuovi membri dello staff.

Ad aprile, l’esercito della Nigeria aveva dichiarato 3 impiegati dell’UNICEF “persona non grata”, in merito alla presunta fuga di informazioni relativa ad alcuni soldati che avrebbero abusato sessualmente di alcuni bambini nell’area nordorientale della nazione. Tale dichiarazione era stata poi ritirata qualche giorno dopo, in seguito a pressioni diplomatiche.

La parte nordoccidentale della Nigeria è divisa dalla campagna armata di Boko Haram e delle sue fazioni, che va avanti ormai da dieci anni. Più di 30.000 persone sono state uccise e molte di più cacciate dalle loro abitazioni. A causa del gravoso numero di sfollati, tale area del Paese dipende largamente dagli aiuti internazionali.

Boko Haram, che da quasi 10 anni conduce una campagna armata nella Nigeria nordorientale, è solito sferrare le sue offensive attraverso l’impiego di kamikaze che vengono fatti esplodere in luoghi affollati, come piazze e mercati. Questo è il metodo comunemente utilizzato dall’organizzazione jihadista, la quale utilizza soprattutto donne e bambine che, dopo essere state rapite, vengono costrette a diventare terroriste suicide. Tuttavia, anche gli scontri tra i militanti e l’esercito sono frequenti.

Il governo nigeriano aveva dichiarato, il 25 dicembre 2016, che i militanti di Boko Haram erano stati vinti dall’esercito del presidente, Muhammadu Buhari. Tuttavia, l’1 gennaio 2017, il gruppo terroristico aveva smentito la sconfitta tramite la pubblicazione di un video online. Nel gennaio 2018, Buhari ha ammesso che “nemmeno le migliori forze di polizia potrebbero sventare determinati attacchi criminali”. Il 26 marzo, il Ministero dell’Informazione aveva riferito che il governo di Abuja stava negoziando con Boko Haram per tentare di mettere fine alle ostilità e raggiungere un cessate il fuoco. Nonostante ciò, nel Paese continuano a verificarsi attentati.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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