Caso Regeni: Italia indaga 5 egiziani, i genitori di Giulio pubblicano lista di 20 sospettati

Pubblicato il 15 dicembre 2018 alle 16:54 in Egitto Italia

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Cinque membri della polizia nazionale egiziana si trovano sotto indagine in Italia in connessione all’omicidio di Giulio Regeni, il cui corpo era stato ritrovato su un autostrada in Egitto a febbraio 2016. La notizia ha aumentato le tensioni nella relazione fra Roma e Il Cairo.

Già il 29 novembre, Roma aveva iscritto nel registro degli indagati 7 egiziani, fra i quali figuravano i 5 riportati da al-Monitor: il generale Tareq Sabir, il colonnello Acer Kamal, il maggiore Sherif Magdi, il capitano Hesham Helmy e Mahmoud Nejm. Non ci sono accuse formali contro tali funzionari, ma sono considerati sospettati.

“Stiamo aspettando da tre anni” ha dichiarato il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, in una dichiarazione rilasciata il 4 dicembre. “Voglio mantenere buone relazioni con l’Egitto e farò di tutto per avere relazioni economiche, culturali, commerciali e sociali positive con un Paese amichevole. Ma da italiano, mi aspetto di sapere nome e cognome dei colpevoli” ha aggiunto Salvini.  Lo State Information Service dell’Egitto considera tali indagini un affronto, e in una dichiarazione rilasciata il 5 dicembre ha comunicato che le accuse devono basarsi su prove, e non su sospetti.

Inoltre, i genitori di Giulio Regeni avevano rilasciato una dichiarazione, il 5 dicembre, comunicando che le loro indagini personali hanno scoperto il coinvolgimento di 20 persone nella morte del figlio, per lo più funzionari di alto rango delle forze di Sicurezza Nazionale egiziane. I coniugi hanno dichiarato che l’elenco potrebbe allungarsi, fino a comprendere circa 40 persone coinvolte nell’omicidio di Giulio.

Regeni, un dottorando di Cambridge, si trovava in Egitto per studiarne i sindacati quando scomparve, il 25 gennaio 2016. La questione dei sindacati è molto sensibile nel Paese, dove l’esercito supervisiona l’economia, e le autorità italiane ritengono che la morte di Regeni potrebbe essere connessa alle sue ricerche. Il corpo dell’uomo fu ritrovato 9 giorni dopo la sua scomparsa, il 3 febbraio, in un fosso lungo l’autostrada Cairo-Alessandria. I suoi genitori erano riusciti a riconoscerlo solamente dalla punta del suo naso. La polizia scientifica aveva comunicato che Regeni era stato torturato prima di essere ucciso e il suo corpo era stato mutilato.

Dal punto di vista di Roma, le autorità egiziane sono state avare di informazioni e di frequente hanno allontanato l’attenzione dai servizi di sicurezza egiziani. La posizione ufficiale dell’Egitto, inizialmente, sosteneva che Regeni fosse morto a causa di un incidente stradale. Ma a marzo del 2006, qualche settimana dopo che il corpo del ricercatore era stato rinvenuto, Il Cairo riconobbe che l’uomo era stato ucciso, sostenendo tuttavia che la responsabilità fosse di una gang criminale i quali membri erano stati tutti freddati in una sparatoria con le forze di sicurezza egiziane.

Le autorità italiane ritengono che l’Egitto stia rallentando le indagini e stia nascondendo alcune informazioni a riguardo. Laura Silvia Battaglia, giornalista e analista italiana che ha lavorato in entrambi i Paesi, ha spiegato ad Al-Monitor che la percezione generale è che il governo italiano stia utilizzando il caso Regeni per diffondere sentimenti nazionalisti. “Le relazioni fra i due Paesi non saranno toccate, nonostante ciò, a causa di interessi industriali congiunti, che coinvolgono altresì il settore delle infrastrutture, delle armi e dell’energia” ha sottolineato la giornalista.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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