Yemen: parti concordano cessate il fuoco a Hodeida

Pubblicato il 14 dicembre 2018 alle 7:23 in Medio Oriente Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le parti coinvolte nel conflitto in Yemen hanno concordato i termini del cessate il fuoco in relazione alla città portuale di Hodeida. Come riporta al-Jazeera English, tale accordo costituisce un passo molto importante, che è stato raggiunto l’ultimo giorno dei colloqui di pace in Svezia, giovedì 13 dicembre.

Secondo quanto riferito dal segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, gli Houthi hanno accettato di ritirarsi da tutti e 3 i porti di Hodeida. “È ovvio che l’Onu svolgerà un ruolo importante, probabilmente di monitoraggio e di gestione dell’area”, ha specificato il segretario, aggiungendo che ciò faciliterà l’arrivo degli aiuti umanitari e di beni alla popolazione civile, migliorando così le condizioni di vita di milioni di yemeniti.

L’inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Martin Griffiths, ha riferito che il ritiro degli Houthi dai porti avverrà velocemente, entro qualche giorno, per poi abbandonare gradualmente la città. A suo dire, il cessate il fuoco mira a aprire una strada da Est a Ovest, che connette Hodeidah alla capitale Sana’a, creando così un corridoio umanitario, cruciale per i cittadini.

Rappresentanti del governo yemenita e dei ribelli Houthi hanno intrattenuto colloqui dal 6 dicembre, in Svezia, nella città di Rimbo, con il fine di sbloccare la situazione in Yemen, afflitto da un conflitto civile dal 22 marzo 2015, e che ha causato la morte di oltre 60.000 persone. Le restrizioni applicate dai Paesi che compongono la coalizione saudita, quali Arabi Saudita, Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, hanno peggiorato la crisi umanitaria del Paese, definita dall’Onu una delle peggiori al mondo, con circa 22 milioni di persone che necessitano aiuti.

I colloqui a Rimbo non miravano a raggiungere una soluzione politica, ma ad accrescere la fiducia tra le parti coinvolte, ovvero le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, unico riconosciuto dalla comunità internazionale, e i ribelli sciiti Houthi. Dietro a questi ultimi si cela l’Iran, che ha dichiarato di sostenerli politicamente, ma ha sempre negato di inviare loro armi.

L’Arabia Saudita ritiene invece che l’Iran fornisca armi e missili balistici ai ribelli sciiti, con i quali questi cercano di colpire il suo territorio nazionale. Teheran, tuttavia, ha sempre respinto le accuse, affermando che gli attacchi dei ribelli yemeniti sarebbero giunti in risposta ai “crimini di guerra” commessi dalla coalizione araba in Yemen e che gli Houthi avrebbero sviluppato da soli le capacità per produrre armi difensive, tra le quali i missili.

Sia la coalizione araba, sia Teheran, mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

Secondo l’Onu, l’accordo raggiunto sul cessate il fuoco faciliterà il percorso verso i colloqui di pace definitivi. La città portuale di Hodeidah è sotto il controllo dei ribelli dal 2014 e, finora, stava vivendo una situazione di guerra, con la coalizione saudita che continuava ad effettuare bombardamenti aerei. I combattimenti hanno bloccato la rotta principale che collega Sana’a e, per tale ragione, le forze governative si erano installate in posizioni strategiche, tra cui l’area denominata “Kilo 16”, sulla costa occidentale del Paese.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.