Sri Lanka: Corte Suprema dichiara incostituzionale la nomina di Rajapaska

Pubblicato il 14 dicembre 2018 alle 9:11 in Asia Sri Lanka

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La Corte Suprema dello Sri Lanka ha dichiarato incostituzionale la decisione del presidente Maithripala Sirisena di sciogliere il Parlamento e tenere le elezioni improvvise, giovedì 13 dicembre.

Un tribunale di 7 giudici ha stabilito all’unanimità che il presidente Sirisena non ha la facoltà di sciogliere il Parlamento prima che siano trascorsi almeno quattro anni e mezzo dalle elezioni.

Il verdetto infligge un duro colpo al leader in carica, Mahinda Rajapaska, il cui mandato si è rivelato nullo. La sentenza, attesa da sette settimane, segue una crisi politica iniziata il 26 ottobre scorso, con la mossa a sorpresa del presidente della Repubblica, che ha sostituito il primo ministro in carica, Ranil Wickremesinghe, con l’ex presidente Rajapaska, la cui figura è molto controversa per accuse portate avanti dai media internazionali di crimini contro i diritti umani.

La maggioranza parlamentare, tuttavia, si è schierata con il ministro deposto ed ha votato due mozioni di sfiducia contro il nuovo incaricato, che però ha ritenuto imparziali e dunque invalide le votazioni nelle Camere. Il presidente, dal momento che non sussisteva una maggioranza di governo, ha deciso di sciogliere il Parlamento e di indire nuove elezioni a gennaio 2019. Le Camere, allora, hanno approvato due mozioni per tagliare i fondi al ministro ed al suo governo, mossa atta a limitare l’azione dell’amministrazione e a ribadirne l’illegittimità.

Non è la prima volta che la Corte Suprema sentenzia sul caso. Il 3 dicembre aveva emesso un ordine di sospensione ai danni di Rajapaska, che gli aveva impedito di esercitare la funzione di primo ministro e, dunque, di tenere riunioni di gabinetto. In più, tale sentenza aveva ripristinato il Parlamento in tutte le sue funzioni.

Il verdetto finale della corte del 13 dicembre solleva la probabilità che Wickremesinghe venga reintegrato come primo ministro. In un post su Twitter, il leader deposto ha scritto che spera che Sirisena “rispetterà prontamente il giudizio dei tribunali”, aggiungendo che “la legislatura, la magistratura e l’esecutivo sono pilastri ugualmente importanti di una democrazia e i controlli e gli equilibri che forniscono sono fondamentali per assicurare la sovranità dei suoi cittadini”. I suoi sostenitori hanno celebrato il verdetto accendendo petardi fuori dal complesso della Corte Suprema.

Non ci sono stati commenti immediati da parte di Sirisena o Rajapaksa. Tuttavia, il figlio di Rajapaksa, Namal, ha affermato di aver rispettato la decisione della Corte Suprema, nonostante le riserve sulla sua interpretazione. Ha aggiunto in un post su Twitter: “Continueremo a stare accanto a quelli che chiedono elezioni parlamentari, senza le quali non esiste una vera giustizia”.

Alan Keenan, direttore del progetto sullo Sri Lanka presso l’International Crisis Group, ha dichiarato ad Al Jazeera English che la sentenza di giovedì è stata “gradita” e ha indicato “la capacità di recupero della magistratura dello Sri Lanka e la sua indipendenza dal controllo esecutivo”. Keenan ha però aggiunto che la sentenza della Corte non risolve la crisi, poiché il presidente Sirisena si è ripetutamente rifiutato di rinnovare il mandato a Wickremesinghe.

Sirisena e Wickremesinghe avevano unito le forze prima delle elezioni presidenziali del 2015, con l’obiettivo di battere l’ex presidente Rajapaksa, che aveva posto fine alla decennale guerra civile dello Sri Lanka contro i separatisti Tamil. Tuttavia, la relazione fra i due è peggiorata a causa di disaccordi nella politica economica da intraprendere e per l’accusa, da parte del presidente, che il primo ministro aveva complottato per assassinarlo.

Keenan ha espresso la sua opinione rispetto alla crisi istituzionale in cui versa il Paese, rimarcando che i negoziati politici sono la chiave per risolvere la situazione. “I contorni di un possibile accordo sono stati chiari per un po’: il ripristino di Ranil Wickremesinghe come primo ministro in cambio dello scioglimento del Parlamento e quindi nuove elezioni”, ha dichiarato Keenan, aggiungendo che il “più grande perdente” in questi due mesi di disordini politici è stato Sirisena, mostrandosi scettico sulla possibilità che il presidente possa avere un futuro politico.

Anche Asanga Welikala, professore di diritto dello Sri Lanka presso l’Università di Edimburgo, ha fatto eco alla richiesta di negoziazioni, pur non credendo ad una rapida soluzione alla crisi dato che Sirisena non ha finora “mostrato alcun rispetto per la Costituzione o il Parlamento”. “Inoltre, resta da vedere come reagirà Mahinda Rajapaksa”, ha aggiunto Welikala, poiché “il loro comportamento non dà certezza che si ritireranno facilmente o silenziosamente dal tentativo di afferrare il potere”.

La crisi protratta ha scatenato la preoccupazione internazionale e ha colpito l’economia del paese. La valuta dello Sri Lanka è scesa al minimo storico di 177,20 dollari a novembre, e gli investitori stranieri hanno ritirato dal mercato più di 30 miliardi di rupie (169,5 milioni di dollari) dall’inizio della crisi, secondo l’agenzia di stampa Reuters. Il settore dei viaggi, che rappresenta circa il 5 percento dell’economia dello Sri Lanka, pari a $ 87 miliardi, ha visto un picco di cancellazioni da parte sia delle imprese che dei turisti.

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di Redazione

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