Siria: liberata Hajin dall’ISIS, ma la minaccia terroristica non è finita

Pubblicato il 14 dicembre 2018 alle 10:02 in Medio Oriente Siria

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I combattenti delle Syrian Democratic Forces (SDF), con l’appoggio della coalizione internazionale a guida americana, hanno liberato la città di Hajin, nell’Est della Siria, dal controllo dello Stato Islamico. La notizia è stata annunciata dall’Osservatorio Siriano per Diritti Umani, venerdì 14 dicembre.

Secondo quanto riportato dal comunicato dell’Osservatorio, nelle ultime 48 ore, le forze delle SDF sono riuscite a sfondare le linee difensive dei terroristi per entrare dentro la città, i cui ospedali, mercato e altre aree principali erano ancora sotto ilo loro controllo. Nonostante le trappole esplosive posizionate dall’ISIS, le SDF sono avanzate, facendo ritirare i jihadisti ad Est di Hajin, nella campagna intorno a Deir Ezzor, dove non hanno alcun appoggio.

Le offensive per liberare Hajin, ultima roccaforte dell’ISIS in Siria, vicino al confine con l’Iraq erano iniziata il 10 settembre. Un comandante locale della coalizione internazionale a guida USA ha riferito a Reuters che, nell’area, sono presenti ancora circa 5.000 jihadisti armati.

Le SDF sono un’alleanza di milizie arabe e curde, impegnate nell’espulsione di ogni traccia terroristica rimasta nella regione compresa tra la provincia siriana di Deir Ezzor e il confine con l’Iraq. Le forze a guida curda sono appoggiate dagli USA, i quali le considerano fondamentali nella liberazione della Siria dall’ISIS.

La coalizione internazionale a guida americana è stata formata nel settembre 2014 e, ad oggi, è composta da 79 membri. Il suo scopo è quello di sconfiggere l’ISIS definitivamente. Nonostante la vittoria militare contro lo Stato Islamico in Siria sia stata annunciata il 6 dicembre 2017, i combattenti continuano ad essere attivi in alcune zone del Paese, soprattutto nella valle dell’Eufrate.

Bruce Hoffman, direttore della rivista Studies in Conflict and Terrorism, ha riferito ad al-Monitor che l’ISIS, avendo calcolato la propria sconfitta militare e la conseguente perdita dei territori conquistati in Siria e in Iraq, si è preparato da tempo”. In particolare, Hoffman ha spiegato che centinaia di militanti sono riusciti a scappare dalla Siria attraversando la Turchia per poi sparire, avendo tuttavia un piano preciso di sopravvivenza a lungo termine. Gli Stati Uniti e la Russia sono coinvolti in una guerra di logoramento contro gli islamisti che, a suo avviso, “stanno perdendo”, poiché ci sono circa 250.000 jihadisti sparsi in tutto il mondo. Tale cifra, nota l’esperto, è quattro volte quella calcolata nel 2011, quando al-Qaeda colpì gli USA con gli attacchi alle Torri Gemelle.

La sua tesi è confermata da uno studio effettuato da Brandon Wallace e Jennifer Cafarella per l’Institute for the Study of War (ISW) di Washington, in cui riferiscono che l’organizzazione ha già ristrutturato le proprie operazioni per sferrare una nuova offensiva regionale. Il documento informa che i terroristi hanno trovato nuove forme di finanziamento e hanno ricostruito la propria struttura di comando con le forze rimanenti, per prepararsi a una nuova serie di offensive su larga scala, sia in Siria sia in Iraq.

Della stessa opinione è Seth Jones, del Center for Strategic and International Studies (CSIS), ad avviso del quale stiamo entrando in un periodo “molto rischioso”, poiché i jihadisti stanno operando nell’ombra per costruire una rete clandestina per condurre esecuzioni e attentati mirati, in attesa di opportunità migliori. Secondo alcune stime effettuate dal CSIS, in alcune province irachene, come a Kiruk, nell’est del Paese, gli attentati dell’ISIS sono raddoppiati nel 3018 rispetto all’anno precedente, on una media di 75 al mese. Inoltre, è stato riscontrato che il gruppo ha mirato a colpire leader tribali, ufficiali governativi e membri della polizia e delle forze di sicurezza.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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