Senato apporva 2 risoluzioni contrarie ai rapporti USA – Arabia Saudita

Pubblicato il 14 dicembre 2018 alle 13:21 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il Senato degli Stati Uniti ha approvato due risoluzioni contrarie alla politica che l’amministrazione Trump sta portando avanti con l’Arabia Saudita. La prima risoluzione condanna Riad per l’omicidio del giornalista saudita, Jamal Khashoggi, spartito il 2 ottobre dopo essere entrato nel consolidato saudita di Istanbul, mentre la seconda chiede agli Stati Uniti di interrompere l’appoggio alla coalizione saudita che bombarda i ribelli sciiti Houthi in Yemen.

Come spiega Reuters, le votazioni sono state simboliche, in quanto, per diventare leggi, le risoluzioni devono essere approvate dalla Casa dei Rappresentanti, i cui leader repubblicani hanno bloccato qualsiasi azione contraria all’Arabia Saudita. La risoluzione che chiede la fine dell’appoggio militare alla coalizione saudita, approvata con 56 voti favorevoli e 41 contrari, è stata definita una “mossa storica” in quanto è stata la prima volta in cui parte del Congresso ha appoggiato il ritiro dell’impegno militare americano, sotto al War Powers Act. Tale legge, approvata nel 1973, limita il potere del presidente di impegnare le forze armate statunitensi senza l’approvazione del Congresso.

Dal 22 marzo 2015, lo Yemen, uno dei Paesi più poveri al mondo, è teatro di una guerra civile tra i ribelli sciiti Houthi, sostenuti dall’Iran, e le forze governative del presidente Rabbo Mansour Hadi, appoggiato dalla coalizione a guida saudita, sostenuta, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence. Fino a novembre, Washington inviava altresì rifornimenti in aria agli aerei della coalizione. La coalizione araba a guida saudita, composta da Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale, e contro i ribelli Houthi, che avevano conquistato la capitale del Paese, Sana’a.

Subito dopo il voto sullo Yemen, il Senato ha approvato all’unanimità la risoluzione sul caso Khashoggi, accusato il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, di essere il mandante dell’omicidio. Tale mossa sta esercitando pressione sulla Casa dei rappresentanti, affinché approvi a sua volta la risoluzione entro la fine di dicembre.

Il presidente Donald Trump, al contrario, vuole che Washington sia schierata al fianco dei reali sauditi, nonostante la CIA abbia dichiarato che, in base alle sue analisi, il principe ereditario ha ordinato l’uccisione del giornalista. Coloro che appoggiano la posizione di Trump sono più riluttanti a intraprendere qualsiasi mossa contraria a Riad che possa mettere a rischio i rapporti tra i due Paesi, in quanto l’Arabia Saudita è il principale alleato americano in Medio Oriente e, come Washington e Israele, considera l’Iran il principale nemico regionale.

Riad ritiene l’Iran responsabile di fornire agli Houthi i missili balistici con cui i ribelli cercano di colpirla. Teheran, tuttavia, ha sempre respinto le accuse, affermando che gli attacchi dei ribelli yemeniti sono una risposta ai “crimini di guerra” commessi dalla coalizione araba in Yemen e che gli Houthi avrebbero sviluppato da soli le capacità per produrre armi difensive, tra le quali i missili. Ad oggi, sono più di 14 milioni i civili in Yemen che stanno rischiando di morire di fame, mentre oltre tre quarti della popolazione necessitano di aiuti umanitari. Le organizzazioni umanitarie hanno stimato che 85.000 bambini al di sotto dei 5 sono morti per la carestia dall’inizio del conflitto.

Alcuni ufficiali dell’amministrazione ritengono altresì che il supporto saudita possa favorire e facilitare il piano architettato dagli Stati Uniti, che deve essere ancora reso noto, per la risoluzione del conflitto israelo-palestinese.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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