Mali: oltre 40 civili tuareg morti in pochi giorni in scontri inter-etnici

Pubblicato il 14 dicembre 2018 alle 8:22 in Africa Mali

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Uomini armati alla guida di motociclette hanno ucciso più di 40 civili tuareg nel corso della settimana passata, nel Nord del Mali, dove gli scontri per il controllo delle terre e della poca acqua disponibile sono molto comuni, secondo quanto riferito da al-Jazeera English. Il sindaco della città di Menaka, Nanout Kotia, ha specificato che 43 tuareg sono morti in un villaggio a 20 km di distanza, nel giro di due soli giorni.

Tale violenza contribuisce a peggiorare una situazione di scarsa sicurezza, in un’area desertica che è in presa agli attacchi dei gruppi armati, i quali colpiscono non solo il Mali, ma anche i Paesi vicini dell’Africa occidentale e centrale. L’identità degli assalitori della settimana scorsa non è nota, anche se l’area è soggetta a scontri inter-etnici tra i Tuareg e i Fulani. Secondo le Nazioni Unite, la violenza ha generato un’emergenza umanitaria che, tra il giugno e l’ottobre 2018, ha lasciato circa 4,3 milioni di persone senza cibo.

Dal 2012, il Mali è scosso da una guerra che è scaturita da un colpo di Stato, avvenuto il 21 marzo di quell’anno, e dalle offensive portate avanti dal Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad, a prevalenza tuareg, e dagli islamisti, a partire dal dicembre 2012. L’obiettivo del movimento è quello di rendere la regione di Azawad, situata nel nord del Paese, indipendente dal governo di Bamako. Nonostante l’intervento francese nel gennaio 2013, volto a ristabilire la sovranità delle autorità maliane sui territori settentrionali, le trattative di pace sono fallite diverse volte così che, ancora oggi, il conflitto viene considerato in corso.

Gli scontri inter-etnici non sono l’unica minaccia alla sicurezza del Mali, il quale pullula di gruppi jihadisti, soprattutto al-Qaeda, attiva nel Paese dal 2006. Negli anni, soprattutto dal 2015, gli attacchi si sono diffusi nel Mali centrale e meridionale nonché nei Paesi confinanti, in particolare Burkina Faso e Niger, fino a toccare la Costa d’Avorio.

Come riporta il Country Report on Terrorism 2017 del governo americano, le regioni settentrionali del Mali, in gran parte non governate, insieme al centro del Paese e alle regioni di confine con il Burkina Faso e il Niger, sono teatro di attività terroristiche. La lenta attuazione dell’accordo di pace raggiunto nel giugno 2015 tra il governo maliano e due coalizioni di gruppi armati sta ostacolando il ripristino dei servizi pubblici e della sicurezza. Nel corso dell’anno passato, le autorità di Bamako hanno continuato a fare molto affidamento sulla MINUSMA e sulle forze francesi, per contribuire a stabilizzare e proteggere le regioni settentrionali. I gruppi terroristici hanno intensificato i loro attacchi nei confronti di tutti i firmatari dell’accordo, compresi ex gruppi ribelli con i quali si erano alleati per un certo periodo di tempo.

Nel 2017, l’operazione militare francese Barkhane ha continuato la propria missione antiterrorismo in tutta la regione del Sahel. Cooperando con le forze maliane, Barkhane ha cercato di eliminare gli elementi terroristici nel Mali settentrionale e centrale, in particolare Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), il gruppo che si è formato dalla branca del Sahara di al-Qaida nel Maghreb islamico (AQIM), al-Murabitoun, Ansar al-Dine e il Fronte di liberazione della Macina.

MINUSMA ha mantenuto le proprie truppe nella zona settentrionale del Mali nel 2017, in particolare nelle regioni di Gao, Kidal e Timbuktu, continuando a collaborare con il governo maliano e vari gruppi di miliziani per facilitare la ridistribuzione degli amministratori governativi e delle forze di sicurezza a Nord.

Il Mali fa parte del G5-Sahel, un forum istituzionale fondato il 16 febbraio 2014 a Nouakchott, in Mauritania, per la cooperazione regionale in materia di politiche di sviluppo e sicurezza nell’Africa occidentale. Il suo scopo è quello di rafforzare i legami economici tra i Paesi africani e combattere la minaccia terroristica dei gruppi jihadisti attivi nella regione. Nel febbraio 2017 è stata lanciata l’iniziativa G5-Sahel Force, una forza multinazionale volta a sconfiggere i gruppi armati di quelle aree e contrastare la crescita dell’estremismo. Il presidente francese, Emmanuel Macron, è uno dei principali sostenitori di tale iniziativa.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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