Maduro: Bolsonaro vuole uccidermi

Pubblicato il 14 dicembre 2018 alle 6:02 in Brasile Venezuela

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Nicolás Maduro ha ufficialmente un nuovo nemico: il presidente eletto del Brasile, Jair Bolsonaro. L’esecutivo venezuelano ha denunciato mercoledì 12 dicembre che un presunto piano di assassinio del leader chavista è stato organizzato dagli Stati Uniti la complicità del governo colombiano e del futuro presidente del Brasile, che si insedierà il 1 gennaio prossimo. “Oggi sono qui, ancora una volta, a denunciare la trama che si organizza dalla Casa Bianca per violare la democrazia, uccidermi e imporre un governo dittatoriale in Venezuela” – ha dichiarato Maduro in un intervento televisivo, aggiungendo che “nessuno in Brasile vuole che il governo entrante di Jair Bolsonaro si impegni in un’avventura militare contro il popolo del Venezuela”.

Il presidente del Venezuela ha accusato direttamente John Bolton, consulente per la sicurezza della Casa Bianca, di essere organizzatore e guida la presunta trama ed ha approfittato della sua pubblica denuncia per rivolgere una serie di accuse al suo omologo colombiano, Iván Duque: “Non vuole relazioni diplomatiche, né politiche, né comunicazioni con il governo legittimo del Venezuela”.

Le accuse contro Colombia e Stati Uniti, tuttavia, fanno parte della propaganda ormai classica del Presidente venezuelano, la novità è Bolsonaro. 

In America Latina ci sono grandi aspettative sul ruolo che Jair Bolsonaro avrà nella crisi economica e migratoria e nella deriva autoritaria presa dal governo del Venezuela. Durante la campagna elettorale, Bolsonaro ha utilizzato quanto accade nel vicino settentrionale per attaccare il suo rivale, Fernando Haddad. Bolsonaro, in linea con milioni di suoi seguaci, ha criticato la vicinanza che il Partito dei Lavoratori (PT) ha avuto con il governo di Hugo Chávez, anche se il supporto dei governi di Lula al defunto leader venezuelano era di tutt’altra natura rispetto a quello ricevuto da Maduro negli ultimi anni, nonostante il presidente venezuelano abbia cercato di appoggiarsi a quella relazione per guadagnare il sostegno dell’esecutivo di Dilma Rousseff (2010-16). Secondo gli analisti Bolsonaro dovrebbe tagliare qualsiasi rapporto con Caracas e si allineerebbe ad altri governi conservatori della regione, come quello della Colombia di Iván Duque o del Cile di Sebastián Piñera. Nel frattempo, il neoeletto presidente dovrà affrontare la crisi migratoria dei venezuelani che cercano rifugio in Brasile, con le zone di frontiera che al ballottaggio gli hanno tributato un plebiscito con oltre il 70% dei voti. 

Sempre più isolato nella regione, Maduro ha chiesto alle forze armate di essere “preparate” per un attacco straniero. “Facciano ben attenzione a non commettere mai errori perché insegneremo loro una lezione” – ha avvertito il leader chavista lunedì 10 dicembre, accogliendo due bombardieri russi, con la capacità di trasportare armi nucleari, e inaugurando manovre militari congiunte con la Federazione russa, all’aeroporto Simón Bolívar, nello stato di Vargas.

La dimostrazione di forza russo-venezuelana ha irritato l’amministrazione di Donald Trump. Il Segretario di Stato Mike Pompeo l’ha definito un atto di “due governi corrotti che sperperano denaro pubblico”, mentre da Mosca il portavoce di Vladimir Putin, Dmitrij Peskov, ha risposto che le parole degli americani erano “inappropriate”.

All’isolamento regionale, Maduro ha risposto, non solo con lo spettacolare riavvicinamento a Mosca, con cui i rapporti si erano raffreddati quando la Russia ha iniziato a rifornire Cuba del petrolio che Caracas non è più in condizione di garantire, ma anche con un accordo da 5,1 miliardi di dollari con la Turchia, paese NATO e alleato degli Stati Uniti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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