Ungheria: nuove modifiche al sistema giudiziario

Pubblicato il 13 dicembre 2018 alle 12:09 in Europa Ungheria

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Il Parlamento ungherese ha approvato la creazione di un sistema parallelo di tribunali amministrativi che rafforza il controllo dell’esecutivo sul potere giudiziario, mercoledì 12 dicembre. A riferirlo è il New York Times, che spiega che tale sistema inizierà ad operare entro i prossimi 12 mesi, al termine dei quali il ministro della Giustizia sarà in grado di controllare l’assunzione e la promozione dei giudici, che avranno giurisdizione sui casi relativi alla pubblica amministrazione, comprese le questioni politicamente delicate come la legge elettorale, i problemi di corruzione ed il diritto dei cittadini di protestare.

Il sistema giudiziario già esistente ne uscirebbe ridimensionato, e non avrebbe il potere di sorvegliare il neo-istituito sistema parallelo. Il parlamento ungherese ha giustificato il nuovo sistema giudiziario sostenendo che questo sia in linea con le norme europee e conforme alle raccomandazioni della Commissione di Venezia, l’organo consultivo del Consiglio d’Europa per le questioni costituzionali, che ha il compito di fornire consulenza legale ai Paesi membri.

Zoltan Kovacs, il portavoce del governo ungherese, ha giustificato la decisione promossa dall’esecutivo dichiarando che i tribunali saranno indipendenti e più efficienti di quelli del sistema esistente, dal momento che, a suo avviso “le decisioni sarebbero prese da giudici più esperti, meglio equipaggiati e più informati sull’unico corpus normativo che regola la pubblica amministrazione”. Il portavoce governativo ha altresì ricordato che quello ungherese non è un caso isolato, ma che tribunali amministrativi indipendenti già esistono in molti paesi europei, tra cui l’Austria, la Repubblica Ceca, la Germania e la Polonia.

Tuttavia, le critiche nei confronti dell’iniziativa promossa da Budapest non mancano. Cas Mudde, professore dell’Università di Georgia ed esperto di populismo e autoritarismo di estrema destra, ha definito questa decisione come l’elemento di completamento della transizione dell’Ungheria da una democrazia liberale ad un “regime autoritario competitivo”, soprattutto per via della capacità del nuovo sistema di tribunali di influire nel sistema elettorale del Paese. “Con il governo in grado di controllare le elezioni, senza una supervisione giudiziaria indipendente, non possiamo più fingere che le elezioni saranno libere e giuste”, continua Mudde.

In una situazione come questa, l’opposizione ne risulterebbe indebolita e, usando le parole di Mudde, sarebbe autorizzata ad esistere, ma non a sfidare il regime. Tuttavia, nonostante la sua attuale condizione di fragilità, i parlamentari di opposizione sono riusciti a ritardare per un po’ la votazione sulle leggi in questione, bloccando l’accesso di Orban al podio che si trova nel Parlamento, fischiando contro il Primo Ministro per diverse ore.

In segno di protesta nei confronti delle nuove leggi, una folla di circa 2.000 persone si è riunita, mercoledì 12 dicembre al centro di Budapest, fuori dal quartier generale del partito di Orban, Fidesz. Un manifestante di 26 anni ha dichiarato che, con la linea intrapresa dall’esecutivo, “è come se si fosse tornati all’epoca comunista”, come riferisce il quotidiano newyorkese.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Cristina Lipari

di Redazione

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