Netanyahu: “Israele pronto a colpire Iran se a rischio”

Pubblicato il 13 dicembre 2018 alle 17:24 in Iran Israele

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Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato che Israele sarebbe pronto ad attaccare l’Iran, nel caso in cui il proprio territorio nazionale fosse in pericolo.

“La nostra linea rossa è la nostra sopravvivenza”, ha riferito il premier israeliano durante un meeting con la stampa straniera, rispondendo alla domanda in merito alla soglia oltre la quale avrebbe deciso di attaccare Teheran. Netanyahu ha precisato che Israele fa cosa è necessario per proteggersi dal regime iraniano, “il quale esorta partenente all’annientamento dello Stato ebraico”. Inoltre, secondo quanto spiegato dal premier, l’esercito israeliano è l’unico che si scontra direttamente con le forze iraniane nell’ambito dei raid aerei in Siria, dove l’Iran supporta il presidente Bashar al-Assad.

Il 29 novembre, Israele ha bombardato diverse aree nelle vicinanze di Damasco, in Siria, in quelli che l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha definito “i primi raid aerei israeliani dopo 72 giorni di interruzione”. Nello specifico il comunicato dell’Osservatorio ha riferito che, per più di un’ora, i missili israeliani hanno colpito diverse posizioni nei sobborghi di Damasco e anche nel Sud del Paese, nella provincia frontaliera di Quneitra.

Le aree intorno a Damasco, in passato, sono state bombardate da Israele centinaia volte, con l’obiettivo di eliminare le milizie filoiraniane e i membri della Guardia Rivoluzionaria presenti. Come spiega The New Arab, Israele, come politica, non conferma o smentisce mai tali attacchi, a meno che non sia forzato a farlo. Gli ultimi raid prima di quello del 29 erano avvenuti il 17 settembre, quando un jet russo è stato abbattuto, causando la morte di 15 ufficiali di Mosca, che ha puntato il dito contro Israele, incolpandolo di essere responsabile dell’incidente.

Nel corso della conferenza, Netanyahu ha aggiunto che il comportamento aggressivo dell’Iran ha portato gli altri Paesi arabi, un tempo anch’essi ostili ad Israele, più vicini allo Stato ebraico. “Gli altri Paesi della regione capiscono perfettamente che Israele non è il nemico ma, al contrario, un partner indispensabile contro l’estremismo”, ha affermato il premier. Al-Monitor sottolinea che, nonostante Israele intrattiene rapporti amichevoli con soltanto due Paesi arabi, quali l’Egitto e la Giordania, anche se, recentemente, sta cercando di allargare le proprie relazioni regionali.

A fine novembre, il ministro dell’Economia israeliano, Eli Cohen, è stato invitato ad una conferenza in Bahrein che si terrà nel 2019. Secondo quanto riportato dal quotidiano Middle East Eye, l’accaduto dimostra le crescenti relazioni tra Israele e gli altri Paesi arabi che, finora, avevano sempre rifiutato qualsiasi contatto ufficiale. Il rafforzamento delle relazioni con il Bahrein costituisce un fatto di grande importanza per Israele, in quanto Manama è uno dei tanti punti focali del conflitto regionale per l’influenza tra Arabia Saudita e Iran. Il Bahrein è uno stretto alleato di Riad e di Abu Dhabi, le forze del Golfo che Israele ha descritto essere “potenziali partner contro il suo acerrimo nemico Iran”.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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