India: elezioni in 5 Stati fanno vacillare il primo ministro

Pubblicato il 13 dicembre 2018 alle 18:23 in Asia India

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I funzionari del partito del primo ministro indiano, Narendra Modi, si riuniranno giovedì 13 dicembre per discutere sulle elezioni generali che si terranno a maggio 2019. L’incontro è importante poiché il Bharatiya Janata Party (BJP) dovrà fare i conti con gli esiti delle elezioni delle assemblee legislative in cinque Stati, ossia il Chhattisgarh, il Madhya Pradesh, il Mizoram, il Rajasthan e il Telangana, i cui scrutini sono terminati giovedì stesso.

Il raduno, che sarà presieduto dal presidente del partito, Amit Shah, è stato definito “un regolare incontro semestrale”, non facendo trapelare alcuna tensione post elezioni. L’argomento, tuttavia, rischia di dominare le discussioni.

La sconfitta per il BJP è schiacciante, poiché in nessuno degli Stati è riuscito a conquistare la maggioranza. In più, eccezion fatta per il Mizoram e il Telangana, gli altri erano tutti roccaforte del partito conservatore, in quanto vi aveva governato per tre mandati consecutivi. Nel 2014, nelle ultime elezioni e anche le più grandi in numero di elettori nella storia, Modi aveva ottenuto il 31%, circa 171.657.549 voti, conquistandosi 282 seggi in Parlamento. Nel Chhattisgarh, nel Madhya Pradesh e nel Rajasthan il partito di Modi è stato scavalcato dal Congresso Nazionale Indiano, partito laico e di centrosinistra, il cui leader dal 2017 è Rahoul Ghandi.

Gli elettori, scontenti, hanno indicato la lentezza nella creazione di posti di lavoro e la debolezza dei prezzi agricoli come causa della sconfitta. “Ci rendiamo conto che il disagio rurale e la generazione di occupazione sono le questioni chiave e stiamo lavorando su di loro”, ha detto il portavoce del BJP Gopal Krishna Agarwal, che parteciperà all’incontro nel pomeriggio, dove interverrà anche Narendra Modi. “I problemi riscontrati dagli elettori dovranno essere affrontati, e accetteremo suggerimenti, ove sia necessario”, ha commentato il ministro dei Trasporti, Nitin Gadkari, ai microfoni di ETNow, ammettendo che il settore agricolo potrebbe essere stato trascurato dal governo.

Il portavoce Gopal Agarwal ha comunicato che il partito ha già una strategia per le prossime elezioni generali di maggio e che vi è un altro raduno in programma per il prossimo mese. Agarwal ha dichiarato che l’aumento dei prestiti per le piccole imprese generatrici di posti di lavoro è stato un obiettivo chiave durante il governo Modi, così come lo è stato il miglioramento degli approvvigionamenti di cereali da parte degli enti governativi a prezzi imposti dallo stato.

Il governo, nel tentativo di soddisfare le richieste degli agricoltori, aveva annunciato i cosiddetti prezzi minimi di supporto, quindi più alti, per la maggior parte dei prodotti agricoli per stabilire un punto di riferimento nel mercato, ma le agenzie statali hanno acquistato principalmente quantità limitate di riso e grano alla tariffa imposta, limitando i benefici di prezzi più elevati a solo circa il 7% dei 263 milioni di impiegati nel settore, secondo vari studi.

A seguito delle battute d’arresto delle elezioni statali, il governo di Modi dovrebbe annunciare esenzioni di prestiti per un valore di miliardi di dollari per corteggiare gli agricoltori, secondo fonti di Reuters. Agarwal ha dichiarato che la perdita del partito in Madhya Pradesh, nota per aver moltiplicato la produzione agricola sotto i tre mandati del BJP, ha rafforzato la consapevolezza che una maggiore produzione aiuta i consumatori abbassando i prezzi, ma può danneggiare gravemente gli agricoltori. “Finora l’attenzione si è concentrata sui consumatori” ha dichiarato Agarwal, aggiungendo che è arrivato il momento di guardare anche ai produttori.

Il malcontento degli agricoltori in India preoccupava il governo in carica già da tempo. Il 30 novembre 2018, a Nuova Delhi, centinaia di migliaia di operatori agricoli hanno marciato verso il Parlamento. La manifestazione è stata il maggior segno di frustrazione nei confronti dell’amministrazione Modi. La rabbia degli agricoltori indiani deriva dai bassi prezzi dei prodotti alimentari, dai freni all’esportazione, dalle politiche anti-inflazione che mantengono bassi i redditi rurali e da un ampio spostamento dai sussidi alle spese di investimento.

I numeri dell’agricoltura, nel Paese asiatico, sono importanti. Gli individui operanti nel settore toccano i 263 milioni, poco meno di metà della popolazione, formando dunque un considerevole blocco di voti, e contribuiscono a circa il 15% del PIL nazionale, il cui valore di 2,6 trilioni di dollari la colloca al terzo posto tra le più grandi in Asia.

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di Redazione

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