Erdogan annuncia nuova operazione in Siria per eliminare i terroristi

Pubblicato il 13 dicembre 2018 alle 7:41 in Siria Turchia

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La Turchia lancerà una nuova operazione militare ad Est dell’Eufrate, nel Nord della Siria, nei prossimi giorni. È quanto ha annunciato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, mercoledì 12 dicembre, in occasione di un discorso presso un summit dell’Industria della Difesa, rendendo noto che è tempo di eliminare la presenza terroristica da tali territori.

“Inizieremo l’operazione a breve per evitare che l’area cada in mano alle organizzazioni terroristiche separatiste”, ha spiegato Erdogan, riferendosi alle People’s Protection Units (YPG), parte della coalizione curdo-siriana delle Syrian Democratic Forces (SDF), alleata degli USA nella lotta contro l’ISIS. Il presidente turco ha specificato che il bersaglio dell’esercito di Ankara non sono i soldati americani, ma i membri delle YPG, che la Turchia considera un’organizzazione terroristica al pari del Kurdistan Worker’s Party (PKK).

Il Pentagono, l’11 dicembre, ha annunciato il completamento delle postazioni di osservazione nel Nord della Siria, per monitorare che non avvengano scontri tra i soldati statunitensi e quelli turchi. Il principale timore della Turchia è che i combattenti curdi delle SDF riescano a prendere il controllo una regione semiautonoma nel Nord della Siria, alimentando così le ambizioni separatiste dei curdi in Turchia.

Per tali ragioni, dal 2016, Ankara ha effettuato le operazioni “Scudo dell’Eufrate” e “Ramo d’Olivo” contro le forze curde in Siria. L’operazione “Scudo dell’Eufrate” è stata lanciata dalla Turchia il 24 agosto 2016, con l’obiettivo di mettere in sicurezza il confine turco-siriano dalla minaccia dell’ISIS e a frenare l’espansione dei curdi delle YPG e dei militanti dello Stato Islamico ad Est di Afrin. In seguito alla conclusione di tale operazione, il 30 marzo 2017, Ankara ha istituito sistemi locali di governance nel territorio da essa controllato e protetto.

Una dinamica analoga si è verificata nella regione siriana di Afrin, dove, il 20 gennaio, la Turchia ha lanciato l’operazione “Ramo d’Olivo”, una campagna militare finalizzata a sottrarre il controllo del distretto alle forze curde, per imporvi quello turco. L’obiettivo di Ankara, in particolare, era quello di liberare l’area dal terrorismo e di creare una zona cuscinetto dell’estensione di 30 chilometri al confine tra Siria e Turchia. L’esercito turco ha raggiunto il suo obiettivo il 18 marzo, quando ha preso il controllo della città, sottraendola alle forze curde.

Gli Stati Uniti lamentano da tempo il fatto che le tensioni fra la Turchia e le SDF rallentano i progressi nella lotta contro i militanti dello Stato Islamico. I rapporti tra le due potenze, alleate all’interno della NATO, sono alquanto complessi in Siria proprio per la questione dell’appoggio ai combattenti curdi.

Ad avviso di Erdogan, dal momento che Siria non c’è più la minaccia dell’ISIS, gli USA stanno rimandando la promessa di liberare il nord-Est della Siria dalle YPG. “È chiaro che l’obiettivo degli avamposti americani nel Nord della Siria non è quello di proteggere la Turchia, ma di proteggere i terroristi dalle forze turche”, ha commentato Erdogan.

In Siria, l’impegno militare della coalizione internazionale a guida americana è concentrato proprio nella valle dell’Eufrate, dove sono presenti gli ultimi nuclei di resistenza dell’ISIS. Il ministro della Difesa italiano, Elisabetta Trenta, ha riferito che le operazioni si protrarranno fino ai primi mesi del 2019 e, una volta che sarà eliminata definitivamente la componente convenzionale delle forze terroristiche, occorrerà individuare e combattere le cellule dormienti, contrastando altresì il passaggio di queste dalla Siria all’Iraq.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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