Yemen: novembre 2018 è stato il mese con il più alto numero di morti

Pubblicato il 12 dicembre 2018 alle 10:27 in Medio Oriente Yemen

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Novembre 2018 è stato il mese in cui è morto il maggior numero di persone in Yemen, dall’inizio del conflitto il 19 marzo 2015, con almeno 2.959 decessi documentati.

A riferirlo è lo Armed Conflict Location and Event Data (ACLED), il quale ha reso noto che, nei primi 11 mesi del 2018, sono state contate almeno 28.959 morti, una cifra maggiore del 68% rispetto a quella registrata nello stesso periodo del 2017. Secondo il report, tale aumento è stato dovuto all’intensificarsi dei bombardamenti da parte della coalizione saudita contro i ribelli sciiti Houthi, in vista dei colloqui di pace sponsorizzati dall’Onu in Svezia, iniziati il 9 dicembre.

Almeno 60.110 persone sono state uccide dal gennaio 2016, ovvero nove mesi dopo il lancio della campagna militare aerea da parte della coalizione guidata da Riad, composta da Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, che è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015. Ad avviso del direttore esecutivo dell’ACLED, le stime reali sono ancora più alte di quelle ufficiali.

La guerra civile in Yemen contrappone i ribelli sciiti Houthi da una parte, e le forze governative del presidente Mansour Hadi dall’altra. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence. Da parte sua, l’Iran sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi agli Houthi. Sia la coalizione araba, sia Teheran, mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

L’Arabia Saudita ritiene l’Iran responsabile di fornire agli Houthi i missili balistici con cui i ribelli cercano di colpirla. Teheran, tuttavia, ha sempre respinto le accuse, affermando che gli attacchi dei ribelli yemeniti sarebbero giunti in risposta ai “crimini di guerra” commessi dalla coalizione araba in Yemen e che gli Houthi avrebbero sviluppato da soli le capacità per produrre armi difensive, tra le quali i missili. Ad oggi, sono più di 14 milioni i civili in Yemen che stanno rischiando di morire di fame, mentre oltre tre quarti della popolazione necessitano di aiuti umanitari. Le organizzazioni umanitarie hanno stimato che 85.000 bambini al di sotto dei 5 sono morti per la carestia dall’inizio del conflitto. La moneta dello Yemen, il riyal, si è deprezzata di quasi il 180% negli ultimi mesi, spingendo ancora di più le comunità verso la fame. I prezzi del cibo sono aumentati in media del 68% e il prezzo delle materie prime come benzina, gasolio e gas da cucina è anch’esso aumentato notevolmente.

Secondo il report dell’ACLED, la città portuale di Hodeida è stata teatro della maggiore escalation di violenza nel corso del 2018, con un aumento dell’820% delle morti. Hodeidah è sotto il controllo dei ribelli dal 2014 e, ad oggi, sta vivendo una situazione di guerra, con la coalizione saudita che continua ad effettuare bombardamenti aerei. Finora, i combattimenti hanno bloccato la rotta principale che collega Sana’a. Per tale ragione, le forze governative si sono installate in posizioni strategiche, tra cui l’area denominata “Kilo 16”, sulla costa occidentale del Paese.

Dalla scorsa settimana, delegazioni delle parti coinvolte nel conflitto si stanno riunendo a Rimbo, in Svezia, a 60 km da Stoccolma, per trovare una soluzione al conflitto. Un documento ottenuto da Al-Jazeera riferisce che gli Houthi rilasceranno più di 800 insegnanti, 359 bambini, 357 figure tribali, 200 Imam e 88 donne.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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