Messico pronto a facilitare visti per migranti centroamericani

Pubblicato il 12 dicembre 2018 alle 6:02 in America centrale e Caraibi Messico

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Il governo del Messico faciliterà le procedure per ottenere i visti migratori per cittadini del Guatemala, dell’Honduras e di El Salvador, nel quadro di un più grande piano migratorio che dovrebbe coinvolgere tutta l’America Centrale e Settentrionale. Il presidente Andrés Manuel López Obrador ha presentato il piano a Marrakech, dove si trova per il vertice mondiale sulle migrazioni.

Il piano del presidente messicano, insediatosi lo scorso 1 dicembre, già di per sé ambizioso poiché prevede l’insediamento negli stati sudoccidentali del Messico di 200.000 migranti centroamericani, deve superare una difficoltà di prima grandezza: convincere gli Stati Uniti a partecipare. Senza l’intervento e l’aiuto di Washington (e in misura minore di Ottawa) il piano di López Obrador rimarrà solo una buona intenzione.

L’obiettivo del Messico è trasformarsi in un’opportunità che, fino ad ora, è stata considerata una sfida. Si stima che oltre 200.000 migranti viaggino irregolarmente ogni anno attraverso il paese diretti negli Stati Uniti. La crisi economica è aggravata dalla violenza, in aumento non solo in Messico, ma in tutta la regione, inclusa la “Svizzera dell’America Centrale” e cioè il Costa Rica. A questo si aggiungono l’instabilità politica nel caso dell’Honduras e l’aumento dei migranti climatici in fuga dal Guatemala. Data la situazione insostenibile in diverse zone dell’America Centrale, il Messico intende diventare il garante dei suoi vicini per ottenere le risorse necessarie.

Per evitare di irritare Washington, il piano non riguarda al momento il Nicaragua, da dove la maggior parte dei migranti fugge (per lo più verso Stati Uniti, Costa Rica e Panama) per la repressione politica del governo di Daniel Ortega.

Il Messico intende facilitare le condizioni per i cittadini dei paesi centroamericani per ottenere un visto per rimanere legalmente nel paese. Città del Messico ritiene che le dimensioni del paese, quasi 130 milioni di persone e un milione di migranti, consentano di integrare nel mercato del lavoro non solo quelli che hanno occupato questi giorni le prime pagine dei giornali e noti come “carovana dei migranti” oggi bloccati alla frontiera di Tijuana, ma anche quelli che stanno per arrivare. López Obrador sottolinea come la Germania, con 82 milioni di abitanti, quasi 50 milioni in meno del Messico, accolga il quadruplo dei migranti. Con questa flessibilità, il governo stima che l’immigrazione crescerà tra il 10% e il 15%. Il piano di regolarizzazione consentirebbe a tutti i nuovi immigrati di accedere legalmente al sistema sanitario, all’istruzione pubblica, alla previdenza sociale e a diversi progetti sociali.

Del piano fanno parte anche le grandi opere previste durante il mandato di López Obrador. Il primo progetto è in Chiapas e riguarda il rimboschimento nel sud dello stato, secondo il quale il governo prevede di piantare un milione di ettari di alberi da frutto grazie ai quali si creerebbero fino a 400.000 posti di lavoro. Il secondo piano riguarda tutto il sud-est del Messico, dove si prevede di costruire il cosiddetto “Treno maya”, una ferrovia di 1.500 chilometri che attraverserà gli stati di Tabasco, Chiapas, Campeche, Yucatan e Quintana Roo. Il terzo macro-progetto sarà un altro treno, il transistmico: una linea ferroviaria che collegherà il Pacifico (Oaxaca) con l’Atlantico (Veracruz). Inoltre, già la prossima settimana inizieranno i lavori per la costruzione della grande raffineria del Pacifico, a Dos Bocas (Tabasco), nel quadro di un rilancio dell’azienda petrolifera statale PEMEX. Questi progetti, assieme agli investimenti stranieri e con il Messico come garante degli aiuti statunitensi, permetterebbero non solo ai migranti di lavorare nel paese, ma risolverebbero, secondo López Obrador, i problemi migratori che avvelenano ciclicamente le relazioni con Washington. 

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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