Yemen: prime trattative dirette per i ribelli con i membri del governo in Svezia

Pubblicato il 10 dicembre 2018 alle 6:02 in Medio Oriente Yemen

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Le due parti belligeranti yemenite si sono incontrate per le prime trattative dirette sponsorizzate dalle Nazioni Unite, domenica 9 dicembre, per delineare i dettagli di uno scambio di prigionieri. Tale decisione è parte delle misure volte a stabilire un certo livello di fiducia fra gli Houthi e le forze del governo, così da lanciare il processo politico per porre fine al conflitto nel Paese.

Inizialmente, il team del governo di Hadi si è rifiutato di accedere alla sala dove si teneva l’incontro, dichiarando che gli Houthi avevano bisogno di includere più delegati di alto livello, ma il summit è poi proseguito e le due parti hanno chiarito i prossimi passi per l’attuazione dell’accordo sui prigionieri. Da quando sono cominciati i negoziati, giovedì 6 dicembre, i funzionari dell’ONU avevano fatto la spola tra le sale che ospitavano i membri della delegazione dei ribelli e le camere dove si trovavano i funzionari del governo del presidente dello Yemen, Rabbo Mansour Hadi, che in guerra è sostenuto dalla coalizione militare a guida saudita. I negoziati termineranno il 13 dicembre.

Le trattative, le prime in 2 anni, sono state indette sotto pressione delle nazioni occidentali, alcune delle quali forniscono armi e informazioni all’Arabia Saudita e ad altri membri della coalizione. L’interesse internazionale riguardo la conclusione del conflitto nel Paese mediorientale è aumentata da quando, recentemente, sono state rese note le stime sulle vittime dall’inizio della guerra, nel marzo 2015, pari a oltre 56.000 persone. I cittadini che necessitano assistenza umanitaria, invece, superano i 22 milioni. Ad oggi, sono più di 14 milioni i civili in Yemen che stanno rischiando di morire di fame, mentre oltre tre quarti della popolazione necessitano di aiuti umanitari. Le organizzazioni umanitarie hanno stimato che 85.000 bambini al di sotto dei 5 sono morti per la carestia dall’inizio del conflitto.

Le due parti devono ancora accordarsi su alcune questioni quali la riapertura dell’aeroporto di Sana’a e una tregua nella città portuale di Hodeida, entrambe controllate dagli Houthi. Entrambe queste decisioni sono parte delle misure volte ad aumentare la fiducia reciproca fra le due parti, che è il punto focale di queste trattative, oltre alla creazione del quadro generale per i negoziati. L’inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Martin Griffiths, ha lodato “lo spirito positivo” dei ribelli e del governo nel discutere in modo costruttivo e ha chiesto che venga riportata la calma in Yemen, dove alcune sporadiche battaglie stanno continuando a Hodeida.

Infatti, nonostante siano in corso le trattative di pace, la coalizione a guida saudita sta continuando ad attaccare il Paese. Il canale TV Al-Masirah, affiliato ai ribelli, venerdì 6 dicembre ha comunicato che almeno 3 raid aerei avevano colpito il distretto al-Tahita della città di Hodeida, qualche ora dopo che i rappresentanti del governo yemenita e degli Houthi si erano incontrati per il primo giorno di trattative a Rimbo. Secondo Al-Masirah, nelle 72 ore seguenti si sono verificate almeno altre 60 incursioni aeree, che hanno causato la morte di 3 donne. Inoltre, domenica 9 dicembre, un funzionario del Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che gli Stati Uniti continueranno a supportare la coalizione a guida saudita, nonostante il Senato a novembre avesse votato per portare avanti una risoluzione che avrebbe dovuto porre fine il supporto militare statunitense alla guerra.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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