USA-Arabia Saudita: i rapporti più che cordiali e gli accordi informali

Pubblicato il 10 dicembre 2018 alle 13:47 in Arabia Saudita USA e Canada

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Fin dai primi mesi dell’amministrazione Trump, Jared Kushner, consigliere sul Medio Oriente e genero del presidente americano, avrebbe intrattenuto conversazioni private e informali con il principe dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman. Come questo rapporto ha influenzato i rapporti USA-Arabia Saudita. 

Secondo quanto riporta il New York Times, in un articolo dedicato al rapporto tra i due personaggi pubblici, tre ex alti funzionari americani hanno espresso preoccupazione sul fatto che Kushner potesse essere vittima di una manipolazione saudita. Secondo i tre ex funzionari della Casa Bianca e due fonti interne alla corte reale saudita, Kushner, 37 anni, e il principe Mohammed, 33, continuano anche oggi a incontrarsi informalmente, a scambiarsi telefonate e messaggi in cui si riferiscono all’altro in prima persona. Secondo il quotidiano americano, gli scambi sono continuati anche dopo l’uccisione, avvenuta il 2 ottobre, di Jamal Khashoggi, il giornalista saudita attirato all’interno dell’ambasciata del Regno, in Turchia, ucciso e smembrato da agenti sauditi. L’omicidio ha scatenato l’indignazione di tutto il mondo, compresa quella statunitense. Le agenzie di intelligence americane hanno concluso che tale omicidio sarebbe stato ordinato dal principe Mohammed stesso. In tale contesto, secondo fonti interne, Kushner è il più importante difensore del principe all’interno della Casa Bianca.

Il sostegno di Kushner per il principe Mohammed, in tale momento di crisi, è una dimostrazione eclatante di un legame singolare che ha contribuito a convincere il presidente Trump a considerare l’Arabia Saudita uno dei suoi più importanti alleati internazionali. Tuttavia, il legame tra Kushner e il principe Mohammed potrebbe non risultare così limpido, soprattutto per quanto riguarda le intenzioni da parte dei sauditi. Il principe e i suoi consiglieri, desiderosi di rafforzare il sostegno americano rispetto alle politiche regionali del Regno, avrebbero coltivato il rapporto con il signor Kushner per più di due anni, secondo alcuni documenti, e-mail e messaggi esaminati dal The New York Times. Una delegazione di personalità saudite, vicine al principe, ha visitato gli Stati Uniti fin dal mese in cui Trump è stato eletto e alcuni documenti identificherebbero il signor Kushner come un punto focale nel corteggiamento della nuova amministrazione. Nelle prime settimane dopo l’elezione di Trump, i sauditi stavano cercando di posizionarsi come alleati essenziali, in grado di aiutare l’amministrazione Trump ad adempiere ai suoi impegni elettorali. Oltre ad offrirsi come mediatori nella disputa tra Israele e i palestinesi, i sauditi hanno offerto centinaia di miliardi di dollari in acquisti di armi americane e hanno promesso grossi investimenti in infrastrutture.

“Il rapporto tra Jared Kushner e Mohammed bin Salman costituisce il fondamento della politica di Trump, non solo nei confronti dell’Arabia Saudita, ma verso la regione”, ha dichiarato Martin Indyk, un analista del Council on Foreign Relations e un ex inviato in Medio Oriente. La dipendenza dell’amministrazione dai sauditi nel processo di pace, il suo sostegno alla faida del Regno con il Qatar e il suo sostegno all’intervento guidato dai sauditi nello Yemen sarebbero tutti nati da questa relazione. Tuttavia, in una dichiarazione, un portavoce della Casa Bianca ha dichiarato che “Jared ha sempre seguito meticolosamente i protocolli e le linee guida riguardanti il rapporto con MBS e tutti gli altri funzionari stranieri con cui interagisce”. I funzionari della Casa Bianca hanno rifiutato di spiegare i protocolli e linee guida a cui si riferivano e non hanno voluto commentare le comunicazioni informali del signor Kushner con il principe Mohammed, dopo l’uccisione di Khashoggi.

Il rapporto si sarebbe sviluppato dal 2016, progressivamente, tramite intermediari. Tom Barrack, un investitore immobiliare libanese-americano con stretti legami sia con il presidente Trump sia con i governanti del Golfo, ha presentato Mr. Kushner ai suoi associati come utile alleato. “Lo amerai e lui è d’accordo con la nostra agenda!”, aveva scritto Barrack, nel maggio 2016, in una e-mail all’ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti a Washington, Youssef Otaiba. Il signor Otaiba diventò presto consigliere informale sulla regione per Kushner. “Grazie a te, sono in costante contatto con Jared e questo è stato di grande aiuto”, ha scritto Otaiba al signor Barrack, alcuni mesi dopo l’elezione di Trump. L’ambasciatore degli Emirati, a sua volta, avrebbe promosso con entusiasmo il principe Mohammed a Kushner. Dal momento che il re saudita, 82 anni, comincia ad essere anziano, gli Emirati favorirebbero il principe come loro contendente preferito, nelle lotte di successione all’interno della famiglia reale saudita.

Il mese dopo le elezioni americane, il governatore de facto degli Emirati Arabi Uniti, il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed, si è recato senza preavviso a New York per un incontro con il signor Kushner e altri funzionari sul Processo di pace israelo-palestinese. Parlando con il signor Kushner, il principe degli Emirati avrebbe raccomandato il principe Mohammed dell’Arabia Saudita e lo avrebbe descritto come un giovane leader promettente, secondo fonti interne citate dal Times. Tale incontro era stato organizzato, in parte, da Rick Gerson, un magnate americano vicino sia a Kushner sia al principe ereditario degli Emirati. Dopo l’incontro, Gerson avrebbe inviato un messaggio al principe emirato sul successo dell’incontro. “Ti prometto che questo sarà l’inizio di una relazione speciale e storica”, ha scritto Gerson in uno di questi messaggi di testo. Un altro riferiva: “Hai un vero amico alla Casa Bianca”.

Durante gli incontri le due parti si sarebbero poi scambiate proposte e opinioni. Molte delle proposte saudite sono state evidentemente accolte favorevolmente. Una di queste riguardava la creazione di un “centro comune per combattere l’ideologia dell’estremismo e del terrorismo”. Il presidente Trump ha contribuito ad inaugurare una versione saudita di questo centro nel suo viaggio a Riyad a maggio del 2017. Un’altra proposta saudita riguardava ciò che l’amministrazione Trump, in seguito, ha definito “una NATO araba”. Nella loro presentazione, i sauditi l’hanno descritta come una coalizione militare islamica di decine di migliaia di soldati “pronti quando il presidente eletto desidera schierarli”. Altre iniziative sono arrivate più tardi, come quella di spendere 50 miliardi di dollari in quattro anni in armi americane, da parte dei sauditi e l’aumento degli investimenti diretti negli Stati Uniti a 200 miliardi di dollari, sempre in quattro anni. Un’altra proposta riguarda l’investimento, insieme ad altri stati del Golfo, in infrastrutture americane per una cifra che si aggira intorno ai 100 miliardi di dollari. Il New York Times specifica che non è chiaro in che modo queste informazioni siano state ottenute dal quotidiano Al Akhbar, ma specifica che tale testate è solitamente solidale con il movimento libanese sostenuto dall’Iran, Hezbollah, e con l’Iran stesso, il peggiore avversario nella regione dell’Arabia Saudita.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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