Malesia: arrestati 7 sospettati per terrorismo

Pubblicato il 10 dicembre 2018 alle 17:12 in Asia Malesia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La sezione antiterrorismo della polizia malese ha arrestato 7 individui, ha dichiarato lunedì 10 dicembre l’ispettore generale della polizia Fuzi Harun. Tra gli arrestati, compare un membro del gruppo Abu Sayyaf, o ASG, sospettato di essere coinvolto in tre sequestri nel Sud delle Filippine e a Sabah, territorio federale malese nell’Isola del Borneo.

L’operazione lampo, condotta dal 19 al 28 novembre a Kelantan, Selangor, Sabah e Kedah, ha avuto risultati positivi, essendo riusciti ad ammanettare 5 malesi e 2 filippini sospettati di terrorismo. Il membro dell’ASG, secondo quanto riportato dal generale Fuzi, è ricercato dall’ Eastern Sabah Security Command per aiutare nelle indagini nella cosiddetta ESSZONE, la Zona di Sicurezza del Sabah Orientale. La ESSZONE, fortemente voluta dall’ex primo ministro malese, Najib Razak, è stata istituita per combattere i frequenti attacchi dei pirati e dei militanti localizzati nelle Filippine meridionali.

Ad avviso di Funzi, gli arresti hanno sventato potenziali attacchi terroristici in Malesia, poiché 2 sospetti, con cittadinanza malese, avevano ricevuto ordini dallo Stato Islamico di lanciare attacchi a luoghi di culto non musulmani nel Paese, secondo quanto dichiarato da una fonte di intelligence a ChannelNewsAsia, poi confermato dal generale di polizia. La stessa fonte ha rivelato che, sebbene i due uomini facessero parte della stessa cella dell’ISIS, non si conoscevano.

Oltre ai potenziali terroristi, nella retata sono stati arrestati 2 malesi colpevoli di aver convogliato fondi verso lo Stato Islamico in Siria e per il Jamaah Ansharut Daulah (JAD), la più grande affiliata al Daesh dell’Indonesia, formata nel 2015 e responsabile di tutti i principali attacchi terroristici nel Paese. Il primo, ingegnere impiegato in una società dell’industria petrolifera, è stato arrestato a Kajang, città nel Selangor, per aver raccolto circa 3mila dollari per a Muhammad Wanndy Mohamed Jedi, tra il 2016 e 2017, ucciso in Siria in un raid aereo nel 2017. Il secondo, un ragazzo di 26 anni che lavorava come furgone per una fabbrica, è stato trattenuto a Bedong, Kedah per il suo coinvolgimento nel trasferimento di fondi a una cellula JAD coinvolta negli attacchi alle stazioni di polizia nell’Isola di Java nell’aprile 2017. Inoltre, un uomo dalla cittadinanza filippina e sua moglie, malese, rispettivamente di 48 e 40 anni, sono stati arrestati a Tenom con l’accusa di aver nascosto informazioni riguardanti la presenza dell’ASG a Sabah.

Solamente due mesi fa, l’antiterrorismo malese aveva arrestato 8 sospettati jihadisti accusati di diffondere l’estremismo religioso per destabilizzare il Paese.

Negli ultimi anni, la Malesia ha rafforzato la lotta al terrorismo per diverse ragioni. La prima ragione è che, poiché le cellule estremiste nel Sud-Est asiatico sono aumentate, il Paese teme il verificarsi di assedi come quello che è avvenuto a Marawi, nel Sud delle Filippine, dove un gruppo di militanti legati all’ISIS, ha assediato la città da maggio a ottobre 2017. La seconda ragione è che la Malesia, per la sua posizione geografica strategica, viene utilizzata dai terroristi come snodo centrale per spostarsi dal Medio Oriente al Sud-Est asiatico. I militanti, spesso, si limitano a usare la Malesia come territorio di transito, ma a volte la usano come base per la raccolta di fondi per finanziare le loro attività terroristiche o per la pianificazione di attentati. La terza ragione per cui il paese asiatico ha rafforzato le misure antiterrorismo è che la polizia malese teme che i foreign fighters che erano andati in Siria e in Iraq, dove l’ISIS è stato sconfitto militarmente alla fine del 2017, possano stabilirsi in altri Paesi dove le comunità musulmane hanno una presenza importante.

Secondo quanto riportato dal Country Report on Terrorism 2017 del governo americano, l’anno passato, nonostante la Malesia non abbia subito alcun attacco da parte dell’ISIS, e nonostante il numero di combattenti stranieri sia diminuito, il paese asiatico è rimasto un importante snodo del terrorismo nel Sud-est asiatico, che ha permesso a militanti di raggiungere la Turchia, mentre ad altri di andare nelle Filippine.

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.