Costa Rica: fine dello sciopero più lungo del secolo

Pubblicato il 10 dicembre 2018 alle 11:00 in America Latina America centrale e Caraibi

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Circa 30.000 insegnanti e professori del Costa Rica hanno posto termine domenica 9 dicembre allo sciopero più lungo nella storia del paese centroamericano in più di un secolo, senza aver ottenuto quanto chiedevano. Gli insegnanti sono stato l’ultima categoria a porre fine al movimento iniziato 10 settembre scorso contro la riforma fiscale che il governo di Carlos Alvarado ha fatto approvare per stabilizzare le finanze del paese, la cui crescita attraversa un periodo di appannamento.

I tre grandi sindacati degli insegnati, che rappresentano oltre 65.000 professionisti, hanno accettato di tornare al lavoro dopo una clamorosa interruzione dell’anno scolastico del sistema pubblico, alla quale hanno partecipato più di un milione di studenti. Centinaia di migliaia di scolari, studenti e universitari hanno perso lezioni nell’ultimo trimestre, dopo che gli insegnanti hanno partecipato in massa alle proteste, una novità per il paese più stabile e più ricco dell’America Centrale. Altri gruppi di insegnanti sono tornati ai loro posti di lavoro già nel corso dell’ultimo mese. Ora, approvata ed entrata in vigore la riforma fiscale martedì 4 dicembre, hanno deciso di tornare nelle aule lunedì 10 dicembre a solo una settimana delle vacanze natalizie.

Fino a 50.000 educatori pubblici, secondo per il governo, hanno partecipato allo sciopero contro un progetto di riforma fiscale che aumenta le tasse e pone limiti alla spesa pubblica, che diventa ancorata alla crescita economica, toccando la scuola in modo particolare. Insieme ad altre organizzazioni sindacali, gli insegnanti hanno cercato di abbattere un progetto che considerano “neoliberista”. Il governo di Alvarado, di centro-sinistra, anche se composto da politici di varie ideologie insiste che la riforma è essenziale per mantenere in funzione le politiche sociali nel paese, inclusa l’istruzione pubblica.

L’istruzione, la sanità e la previdenza sociale del Costa Rica sono le migliori della regione e tra le migliori dell’intero continente, tanto da valere al piccolo paese il soprannome di “Svizzera del Centro America”.

La decisione dei sindacati di interrompere lo sciopero ha causato grande soddisfazione nel governo.

Il ministro dell’Istruzione, Edgar Mora, si è detto soddisfatto della fine dello sciopero, sebbene abbia lamentato il danno che ha causato all’educazione pubblica, la cui importanza “è forse l’unico argomento di consenso nazionale in questo paese tra le tante discussioni sulla gestione della cosa pubblica”. Un certo numero di lavoratori dei porti, degli ospedali e dell’energia ha partecipato allo sciopero nelle sue fasi iniziali, ma a poco a poco sono tornati ai loro posti di lavoro, piegati della determinazione di Alvarado e del suo partito di portare avanti i cambiamenti fiscali e dal mancato sostegno popolare.

Il presidente Carlos Alvarado, che governa in minoranza, ha ottenuto il supporto da un gruppo di deputati dell’opposizione per far approvare le parti di riforma fiscale. Governo e opposizioni hanno accolto con favore l’entrata in vigore della riforma fiscale, che prevede un aumento delle imposte e limita i massimali sulla spesa pubblica, ma ammettono che è insufficiente perché contribuisce solo all’1,5% del PIL nel primo anno. Pertanto, riforme più profonde si rendono necessarie nelle leggi che regolano i lavoratori statali, il 14% della forza lavoro del paese, con condizioni contrattuali migliori, in media, rispetto a quelli dei dipendenti privati. I sindacati del settore pubblico, infatti, hanno già annunciato un 2019 altrettanto conflittuale che la fine del 2018, a pochi mesi dall’insediamento di Alvarado, lo scorso maggio. Il presidente, tuttavia, ritiene le riforme indispensabili per la salute finanziaria del paese e per evitare una crisi economica.

Con la riforma fiscale già in vigore, il ministro delle Finanze, Rocío Aguilar, spera, in questo nuovo contesto, di ottenere finanziamenti in condizioni migliori per stabilizzare il debito, che ammonta al 54% del PIL.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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