Armenia: elezioni parlamentari anticipate

Pubblicato il 10 dicembre 2018 alle 6:00 in Armenia Russia

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Il popolo armeno, domenica 9 dicembre, ha votato l’assetto del nuovo Parlamento nazionale, in una mossa con cui il primo ministro, Nikol Pashinyan, è alla ricerca di un mandato più forte.

“Il nostro obiettivo generale per il futuro è quello di rafforzare la democrazia armena dal punto di vista istituzionale”, ha riferito Pashinyan ai giornalisti, dopo aver depositato il suo voto nella giornata di domenica. I seggi hanno chiuso alle 20.00 ora locale, ossia le 17.00 italiane. I risultati preliminari sono attesi per le prime ore di lunedì 10 dicembre, e saranno annunciati dalla Commissione Elettorale Centrale.

Pashinyan ha affermato di aspettarsi dall’esito elettorale che esso conduca a una nuova legislatura, in grado di riflettere in modo migliore lo scenario politico nazionale del momento.

A prendere parte al voto sono stati 9 partiti e 2 giunte, e i sondaggi d’opinione suggeriscono che la My Step Alliance, che comprende al suo interno anche il partito di Pashinyan, il Civil Contract Party (Contratto Civile), si aggiudicherà con ampio margine la maggioranza sui rivali politici.

Un funzionario di alto corso della giunta in questione ha riferito a Reuters che c’è una buona probabilità, per i suoi, di attestarsi intorno a una soglia dell’80%. In base alle norme costituzionali armene, il 30% dei seggi parlamentari deve essere assegnato necessariamente ai partiti all’opposizione.

Il primo ministro, tramite le elezioni anticipate, sta cercando di usare a suo vantaggio il grande consenso di cui gode presso il popolo da quando ha preso le redini della cosiddetta “rivoluzione di velluto”, ossia il processo pacifico con cui, nella primavera 2017, è stato destituito Serzh Sargsyan, l’allora presidente del Paese dal 2008. Sargsyan è considerato responsabile di aver trasformato l’Armenia in un regime autoritario, suscitando diffuso malcontento. Le proteste contro l’attaccamento al potere di Sargsyan erano poi diventate manifestazioni contro la gestione economica dello Stato, in mano a pochi oligarchi. Pashinyan aveva guidato le proteste contro la nomina dell’ex presidente alla guida del governo e, il 23 aprile 2017, Sargsyan si era infine dimesso, annunciando al Paese: “Nikol Pashinyan aveva ragione e io torto”. L’8 maggio, l’Assemblea nazionale dell’Armenia aveva eletto Nikol Pashinyan nuovo primo ministro in seconda votazione dopo una prima bocciatura del 1° maggio.

La candidatura di Pashinyan era stata proposta dai partiti Elk, Blok Tsarukyan e Dashnaktsutiun (o Federazione Rivoluzionaria Armena, il più antico partito politico dell’area, fondato nel 1890), ed era stata appoggiata da 59 deputati, 47 delle tre formazioni e 12 del Partito Repubblicano Armeno, al potere dal 2007. I voti contrari erano stati 42, tutti del Partito Repubblicano.

Durante la cerimonia di insediamento, Pashinyan aveva promesso ai cittadini che non ci sarebbero stati cambiamenti nella linea politica estera del Paese, e che in particolare non avrebbe creato alcuna rottura con Mosca.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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