Tensioni con il Qatar durante vertice dei Paesi del Golfo

Pubblicato il 9 dicembre 2018 alle 18:52 in Medio Oriente Qatar

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Il Bahrein e il Qatar si sono scambiati frecciatine, in un clima di preesistente tensione diplomatica, in merito alla decisione dell’emiro qatariano di non partecipare al vertice annuale dei Paesi del Golfo Persico, tenutosi domenica 9 dicembre a Riad, in Arabia Saudita.

La capitale saudita Riad ha ospitato, domenica 9 dicembre, il 39simo vertice annuale del Consiglio di cooperazione degli Stati del Golfo Persico (CCASG), i cui sei Paesi membri sono Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman, Qatar e Arabia Saudita. L’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al-Thani, non ha partecipato personalmente al vertice del Consiglio, ma al suo posto ha inviato il Ministro degli Esteri del Paese.

Il ministro degli Esteri del Bahrein, Sheikh Khalid bin Ahmed Al-Khalifa, si è lamentato dell’assente tramite un tweet, scrivendo: “L’emiro del Qatar avrebbe dovuto accettare le richieste legittime”, riferendosi alla domanda di unirsi ai lavori avanzata dagli altri Stati del Golfo, “e partecipare al summit”. Per tutta risposta, Ahmed bin Saeed AlRumaihi, direttore dell’ufficio per l’Informazione presso il Ministero degli Esteri del Qatar, ha ribattuto: “Il Qatar può prendere le proprie decisioni, e ha preso parte al vertice del Kuwait quando i leader dei Paesi che lo stanno boicottando non lo hanno fatto”. Il riferimento va al summit dell’anno prima.

Oltre alle tensioni causate dall’assenza di Al-Thani, il vertice era già in partenza adombrato dal boicottaggio diplomatico e dall’embargo economico messi in atto, a partire dal 5 giugno 2017, da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto nei confronti del Qatar, dietro accusa che Doha promuova attivamente il terrorismo nell’area mediorientale. Ipotesi che il Paese respinge. Altro motivo di tensione è poi il caso Khashoggi; l’Arabia Saudita si trova attualmente a fare i conti con le pressioni internazionali per via dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, avvenuto in circostante misteriose presso il consolato del Regno a Istanbul lo scorso 2 ottobre.

Salman, il re saudita, ha aperto i lavori di domenica con un discorso in cui ha spronato tutti gli Stati membri a mantenere un fronte compatto contro l’Iran e contro la minaccia del terrorismo al fine di preservare la sicurezza e la stabilità della regione mediorientale e del mondo. È stata quindi la volta dell’emiro del Kuwait, Sheikh Sabah Al-Ahmad Al-Jaber al-Sabah, il quale, in precedenza, ha invano tentato di mediare nella faccenda dell’embargo al Qatar. Al-Sabah ha lanciato un appello affinché vengano cessate le campagne mediatiche che, secondo lui, minacciano l’unità della regione. A seguire si è tenuta una sessione a porte chiuse, la quale è previsto che affronti i temi della politica energetica e petrolifera, la sicurezza in Medio Oriente, le tensioni causate dall’embargo, e non da ultimo la guerra civile attualmente in corso in Yemen.

Nella stessa giornata di domenica, lo statunitense Timothy Lenderking, vice Segretario  per gli Affari del Golfo Persico, ha esortato i Paesi del Golfo a restare uniti e fare fronte comune contro l’Iran: “Vorremmo assistere al ripristino dell’unità, non secondo le nostre condizioni, bensì stando ai dettami dei Paesi che sono coinvolti”, ha riferito Lenderking ai giornalisti in occasione di un forum sulla sicurezza organizzato nella città di Abu Dhabi.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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