Fallisce condanna ONU contro Hamas, Trump suggerisce taglio fondi a chi non ha cooperato

Pubblicato il 9 dicembre 2018 alle 13:04 in Palestina USA e Canada

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L’ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Nikki Haley, ha dichiarato che, dopo il fallimento dell’approvazione della Risoluzione che condannava il gruppo terroristico palestinese Hamas, il leader della Casa Bianca, Donald Trump, ha suggerito di tagliare i fondi ai Paesi che non hanno cooperato per approvare la mozione.

Il 4 dicembre, l’Assemblea Generale dell’ONU aveva respinto la Risoluzione, proposta dagli Stati Uniti e fortemente appoggiata da Israele, nota con il nome di “Attività di Hamas e altri gruppi militanti a Gaza”. Il documento richiedeva la sospensione delle violenze nell’area e condanna il lancio di missili da parte di Hamas verso Israele. All’inizio di novembre, infatti, il gruppo terroristico aveva lanciato più di 400 missili e bombe dalla Striscia di Gaza verso la parte meridionale di Israele in un solo giorno, uccidendo almeno una persona e ferendone dozzine. Per essere approvata, la mozione necessitava dei due terzi della maggioranza. Tuttavia, 87 nazioni avevano votato a favore, 57 si erano dichiarate contrarie e 33 si erano astenute, così che la soglia della maggioranza stabilita non era stata raggiunta. Tra coloro che hanno votato contro la misura figurano la Cina e la Russia, mentre l’India si era astenuta, nonostante di recente abbia migliorato la relazione con Israele. Invece, i Paesi dell’Europa e gli Stati del continente americano, tra i quali Argentina e Brasile, avevano ampiamente votato a favore del documento.

La Haley aveva riferito gli esiti del voto a Trump, che avrebbe suggerito di tagliare fondi ai Paesi che non hanno collaborato. Nonostante la Risoluzione non sia stata adottata, l’ambasciatrice statunitense considera l’accaduto un successo. “87 Paesi hanno dichiarato che Hamas è un problema. È cambiata la tendenza. È un nuovo giorno per le Nazioni Unite” ha dichiarato la donna. Anche i leader israeliani considerano il voto una dimostrazione del vasto supporto nei confronti della loro posizione contro il gruppo terroristico, che da anni attacca Israele con razzi, bombe e incursioni. “Oggi abbiamo raggiunto la maggioranza relativa, che sarebbe diventata effettiva se il voto non fosse stato deviato da mosse politiche” aveva dichiarato l’ambasciatore israeliano presso l’ONU, Danny Danon, subito dopo il voto all’Assemblea Generale. Anche il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, si era congratulato con gli 87 Paesi che avevano votato per approvare la misura, notando che, per la prima volta, una tale maggioranza si era espressa contro Hamas.

Da parte sua, il gruppo terroristico palestinese aveva ringraziato i membri dell’ONU attraverso un comunicato per essere stati dalla parte della propria causa e aveva attaccato la Haley, definendola estremista e “sostenitrice del terrorismo sionista in Palestina”. Nei giorni precedenti all’incontro dell’Assemblea Generale, i leader di Hamas avevano avviato una rara campagna diplomatica per guadagnare supporto contro la Risoluzione, chiedendo aiuto, tra gli altri, anche ai Paesi arabi. Il portavoce del gruppo, Sami Abu Zahri, aveva definito il voto uno “schiaffo” all’amministrazione Trump, che sostiene la posizione di Israele nella risoluzione del processo di pace in Medio Oriente. “Il fallimento dell’iniziativa americana in seno all’ONU è una conferma alla legittimità della resistenza”, ha scritto Zahri su Twitter. Il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, aveva accolto il respingimento della risoluzione positivamente, dichiarando che la presidenza palestinese non permetterà che la lotta dei palestinesi venga condannata.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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