Sahara Occidentale: ONU crede possibile soluzione pacifica al conflitto

Pubblicato il 8 dicembre 2018 alle 11:17 in Marocco Sahara Occidentale

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

In seguito a un incontro fra i rappresentati del Marocco e del Fronte Polisario, l’inviato delle Nazioni Unite per il Sahara Occidentale, Horst Koehler, ritiene che sia possibile trovare una soluzione pacifica al lungo conflitto tra le due parti.

Koehler, un ex presidente tedesco, giovedì 6 dicembre, in seguito ai colloqui dei due giorni precedenti, ha dichiarato ai giornalisti a Ginevra di “essere lieto di annunciare che le delegazioni di entrambe le parti hanno promesso di continuare i lavori e di incontrarsi nuovamente per una tavola rotonda entro i primi tre mesi del 2019”.

Le trattative, alle quali hanno partecipato i ministri degli Esteri di Marocco, Algeria, Mauritania e i rappresentanti del movimento secessionista del Polisario, sono le prime dal 2012. Il ministro marocchino, Nasser Bourita, ha dichiarato che l’atmosfera dei negoziati è stata produttiva, ma ha aggiunto che senza la volontà politica non si raggiungerà alcun tipo di risultato.

Il negoziatore del Polisario, Khatry Adouh, ha spiegato che la soluzione più democratica al conflitto è lasciare che il popolo scelga tra diverse opzioni in un referendum. Una delle più controverse problematiche che stanno facendo ritardare il voto è l’idoneità degli elettori. Il governo marocchino ha convinto molti dei suoi cittadini a trasferirsi sul territorio conteso fornendo loro generosi sussidi ed esenzioni sulle tasse. Pertanto, non è chiaro chi potrebbe prendere parte o meno in un futuro referendum. Le Nazioni Unite considerano il Sahara Occidentale un “territorio non autonomo”, ma 84 Paesi lo riconoscono.

La disputa nel Sahara occidentale risale al 1975 quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco annesse una parte di tale area, situata sulla costa nord-occidentale dell’Africa. In risposta, nel 1976, il Fronte Polisario, costituitosi come movimento il 10 maggio 1973, annunciò la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria. Successivamente, intraprese una guerriglia per l’indipendenza fin quando, il 6 settembre 1991, venne dichiarato un cessate il fuoco, promosso dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO). A oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale.

Il Fronte Polisario, invece, continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove risiedono circa mezzo milione di individui. Il Fronte, infatti, controlla una striscia desertica del Sahara Occidentale a est delle mura di difesa del Marocco. Si stima che i militanti siano circa 10.000, concentrati non nel Sahara Occidentale, ma a Tindouf. In questa città, il Fronte organizza campi profughi per la popolazione sahrawi che, secondo le ultime stime delle Nazioni Unite, lì soffrono per la mancanza di aiuti umanitari e per malnutrizione.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.