Proteste a Parigi: quarto sabato di gilet gialli

Pubblicato il 8 dicembre 2018 alle 15:32 in Europa Francia

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La polizia ha lanciato lacrimogeni e fatto uso di spray al peperoncino contro i gilet gialli che protestavano contro il carovita e le riforme fiscali del presidente francese, Emmanuel Macron, nel centro di Parigi per il quarto sabato di fila.

Un portavoce delle forze di polizia ha riferito ai giornalisti che, sabato 8 dicembre, sono circa 1.500 i manifestanti sugli Champs Elysées, e 211 persone sono state arrestate per possesso di armi quali martelli, mazze da baseball, e palle di metallo usate tradizionalmente per il gioco francese della “pétanque”. Circa 89mila ufficiali di polizia sono stati dispiegati in tutto il Paese, e di questi circa 8mila nella capitale, per evitare che si ripetano le scene del sabato precedente, in cui alcuni “casseurs” (termine coniato dal verbo francese “rompere”, per estensione estremisti violenti) avevano vandalizzato il boulevard degli Champs-Elysées, imbrattato con graffiti anti-Macron l’Arco di Trionfo e incendiato alcuni pneumatici di automobile. La Torre Eiffel e la maggior parte dei musei e luoghi di pubblico interesse sono rimasti chiusi nella giornata, insieme a numerosi commerci.

Nonostante le esortazioni del governo al ripristino della calma nel Paese e all’avvio di un dialogo con i gilet gialli, come pure il vano tentativo del primo ministro francese, Edouard Phillippe, il quale, il 4 dicembre, ha annunciato che il governo sospenderà gli aumenti delle tasse sul carburante, previsti dal 1°gennaio 2019 per 6 mesi, le proteste contro l’operato di Macron non sono cessate, e sono entrate nel loro “Quarto Atto”, come è stato definito sui social tramite l’uso di un hashtag omonimo.

Nella sera di venerdì 7 dicembre, Philippe ha incontrato una delegazione di gilet gialli autodefinitasi “moderata”, la quale ha esortato i cittadini a non unirsi alle proteste dell’indomani. Dopo l’incontro, un portavoce del movimento, Christophe Chalencon, ha riferito che il ministro li ha “ascoltati, e ha promesso di potare le loro domande presso il presidente”. Non resta adesso che aspettare la prossima mossa di Macron, ha concluso Chalencon.

Le proteste sono iniziate il 17 novembre e hanno poi assunto una dimensione nazionale, diffondendosi dalla capitale in tutta la Francia; il movimento dei “gilet gialli” è in fermento ormai da 4 settimane e gode dell’appoggio della maggioranza dei cittadini. I manifestanti contestano in particolare la politica finanziaria adottata da Macron e il suo nuovo regime fiscale, soprattutto le tasse introdotte nel 2017 su diesel e petrolio al fine di incoraggiare l’energia “pulita” e sostenibile a livello ambientale. Sabato 24 novembre, numerose centinaia di manifestanti si erano riuniti sugli Champs-Elysées, dove la polizia li aveva fermati prima che raggiungessero l’Eliseo, il palazzo presidenziale. Alcuni di loro cantavano l’inno nazionale, altri trasportavano cartelloni con gli slogan “Macron dimettiti” e “Macron ladro”. I manifestanti avevano bloccato le autostrade di varie città, dando fuoco a barricate e sbarrando la via con convogli di camion. Sabato 17 novembre erano stati circa 300mila i cittadini che avevano partecipato alle manifestazioni.

Le proteste minano l’autorità di Macron, il quale si scaglia contro il cambiamento climatico e sostiene l’energia verde ecosostenibile; in questi 18 mesi, egli non è riuscito a far presa sulla popolazione francese, la quale dimostra un malcontento diffuso nei confronti del suo operato presidenziale. Da quando Macron ha assunto la carica di presidente della Francia, le sue iniziative sono state spesso osteggiate sia dai sindacati sia dai cittadini, che hanno già manifestato in numerose occasioni anche contro le riforme sul lavoro e sulla compagnia ferroviaria nazionale. Gli investitori internazionali, d’altro canto, hanno ampliamento lodato la sua amministrazione, che ha incoraggiato gli affari e il mondo dell’imprenditoria. Gli oppositori politici, quanto a loro, hanno tacciato Macron di essere “il presidente dei ricchi” a causa della sua politica fiscale, e la popolarità del capo di Stato quarantenne si attesta attualmente solo al 20%.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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