Mali: 15 civili fulani uccisi da etnia rivale

Pubblicato il 8 dicembre 2018 alle 20:39 in Africa Mali

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15 civili malesi appartenenti alla comunità fulani sono stati uccisi, nel corso della prima settimana di dicembre, da uomini armati di un gruppo etnico rivale, il quale ha attaccato un villaggio Fulani nel Mali centrale.

A renderlo noto, nella giornata di sabato 8 dicembre, è stato il governatorato regionale in cui il fatto è accaduto, chiamato Mopti e situato nel Mali centrale. Il governatore di Mopti, Sidi Alassane Toure, ha affermato che gli attacchi più recenti risalgono a mercoledì 5 dicembre. Durante un’intervista per un’emittente radiofonica statale, Toure ha inoltre dichiarato che nel mese di ottobre è stato avviato un programma di disarmo nelle regioni settentrionali, e che tale programma verrà adesso ampliato per sedare per quanto possibile le violenze nell’area. “Il programma verrà avviato nei giorni a venire, e osiamo sperare che tutti coloro che usano le armi, infine, le abbasseranno”, ha concluso il governatore malese.

Secondo un bilancio stilato dalle Nazioni Unite, la zona di Mopti ha sofferto i peggiori scontri su base etnica dell’intero Paese.

Il 29 luglio 2018, i cittadini del Mali si sono recati alle urne per votare il nuovo presidente; in seguito alle elezioni, Ibrahim Boubacar Keita ha inaugurato il suo secondo mandato, martedì 4 settembre, giurando di aumentare la sicurezza del Paese, sia in merito alle offensive dei gruppi islamisti sia riguardo agli scontri inter-etnici. Tuttavia, la situazione è rimasta instabile e le tensioni non accennano a diminuire. Qualche settimana dopo la sua elezione, il 26 settembre, 16 tuareg sono stati uccisi a Menaka, un villaggio del Nord del Mali, al confine con il Niger, quando uomini armati di etnia fulani hanno fatto irruzione nel villaggio tuareg, uccidendo tutti gli uomini che hanno incontrato.

In Mali, circa 100 civili appartenenti alle comunità tuareg e fulani sono morti, tra aprile e maggio 2018, in seguito ad attacchi di sospetti jihadisti e rivalità tra gruppi armati locali. Il 27 aprile, militanti islamisti hanno sferrato un agguato sempre nella regione di Menaka, provocando la morte di 40 tuareg. In seguito, il 18 maggio, almeno 17 civili sono stati uccisi da uomini armati in motocicletta in un accampamento popolato da persone di etnia fulani. Più recentemente, il 26 maggio, 20 tuareg sono morti in un’offensiva di un gruppo di jihadisti nel nord-est del Paese.

In Africa, in particolare nella regione del Sahel, i militanti islamisti costituiscono la principale minaccia per la sicurezza. Spesso, le loro azioni mirano a provocare tensioni locali tra i gruppi etnici per diffondere malcontento, come nel caso dei tuareg e dei fulani. Tra maggio e aprile 2012, gruppi jihadisti legati ad Al-Qaeda avevano assunto il controllo del Mali settentrionale, ma successivamente, con l’intervento militare lanciato il 10 gennaio 2013 su iniziativa della Francia e conosciuto con il nome di “Opération Serval”, erano stati cacciati dall’area. Dal 2015, gli attacchi si sono diffusi nel Mali centrale e meridionale nonché nei Paesi confinanti, in particolare Burkina Faso e Niger, fino a toccare la Costa d’Avorio.

Nel Paese, insurrezioni islamiste nel nord e scontri inter-etnici tra tuareg e fulani sono all’ordine del giorno. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, la violenza ha generato un’emergenza umanitaria che si prevede lascerà circa 4,3 milioni di persone afflitte da grave mancanza di cibo tra giugno e ottobre 2018 e almeno 1 milione bisognose di assistenza alimentare di emergenza.

Da giugno 2018, sono aumentati anche gli scontri tra i gruppi terroristici, come Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), e la task force internazionale antiterrorismo nota con il nome di G5 Sahel. L’iniziativa mira a sconfiggere le milizie armate attive nell’area africana nord-occidentale e a contrastare la crescita dell’estremismo. Il corpo della missione è composto da 5.000 ufficiali, tra cui soldati, poliziotti e agenti speciali originari di Mali, Mauritania, Niger, Burkina Faso e Ciad. Il presidente francese, Emmanuel Macron, è uno dei principali sostenitori del G5 Sahel. La Francia spera che l’istituzione di questa autorità permetta loro di ritirare le circa 4000 truppe che si trovano in Mali dal 2013. Dal 2013 sono 162 le vittime appartenenti al corpo della missione MINUSMA, l’operazione di peacekeeping annoverata tra le più pericolose dell’ONU.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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