15 migranti morti di stenti in mare: Mission Lifeline chiede avvio indagine internazionale

Pubblicato il 7 dicembre 2018 alle 6:01 in Immigrazione Libia

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Il gruppo umanitario tedesco Mission Lifeline ha esortato l’avvio di un’indagine internazionale sulla morte dei 15 migranti al largo della Libia, dopo 12 giorni in mare senza cibo e acqua. Il fondatore del gruppo, Claus-Peter Reisch, su Twitter, ha accusato le agenzie europee Frontex e l’Operazione Sophia, le quali sono attive nel Mediterraneo per compere attività di soccorso, di “crimini contro l’umanità”, chiedendo l’avvio di un’indagine.

Come ha spiegato un portavoce di Lifeline, Axel Steier, entrambe le agenzie europee dispongono di sofisticati apparecchi satellitari, navi veloci e piani di ricognizione in tutta la porzione del Mediterraneo tra l’Italia e la Libia. Alla luce di ciò, avrebbero dovuto intercettare e soccorrere i migranti in questione, senza lasciarli oltre 10 giorni in mare a morire di fame.

La scorsa settimana, un gruppo di 25 stranieri era salpato da Sabrata, a 70 km circa da Tripoli, nel tentativo di raggiungere le coste italiane. I 10 superstiti che sono stati rinvenuti nei giorni passati hanno riferito alle autorità libiche ed ai soccorritori di ave ritrascorso 12 giorni in mare senza mangiare o bere. Le 15 vittime sono morte di stenti, mentre i sopravvissuti sono stati trovati deboli e disidratati dalle squadre mediche che li hanno visitati.

L’accaduto è stato condannato da diversi altri gruppi umanitari, i quali sono sempre più preoccupati per la vita dei migranti che si imbarcano alla volta dell’Europa, dal momento che molti Paesi europei stanno portando avanti politiche migratorie rigide. L’Italia, in particolare, nei mesi passati, ha chiuso i propri porti alle imbarcazioni delle ong e anche a quelle delle missioni europee. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, nel corso di un’audizione al comitato Schengen, mercoledì 5 dicembre, ha chiarito che, se l’Oprerazione Sophia non cambierà le proprie regole, l’Italia la abbandonerà.

Tale missione è stata lanciata il 22 giugno 2015 dall’UE, con lo scopo di contrastare l’attività illegale dei trafficanti di esseri umani lungo il Mediterraneo centrale. Vi partecipano 26 Paesi su 28, ad esclusione di Danimarca e Slovacchia. Dall’ottobre 2016, gli ufficiali della missione sono impegnati nel sostegno e nell’addestramento della Guardia Costiera e della marina libica. Fino allo scorso agosto, sono stati addestrati complessivamente 237 Guardiacoste e militari della Marina Libica, mentre sono state neutralizzate 551 imbarcazioni e 151 presunti trafficanti di esseri umani, che sono stati consegnati alle autorità italiane. Inoltre, sono stati effettuati 2.199 accertamenti sul rispetto dell’embargo delle armi.

Secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM), dal primo gennaio al 2 dicembre 2017, sono morti nel Mediterraneo 2.133 migranti, la maggior parte dei quali è deceduta lungo la rotta centrale, che collega la Libia e l’Italia. Si tratta di una cifra minore rispetto allo stesso periodo del 2017, in cui morirono 3.113 stranieri in mare, ma tuttavia allarmante.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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