Iran non negozierà la propria quota dell’OPEC

Pubblicato il 6 dicembre 2018 alle 11:09 in Iran Medio Oriente

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Mentre l’OPEC sta lavorando ad un accordo tra i membri per ridurre la prodizione di 1,3 milioni di barili al giorno, l’Iran ha reso noto che, fino a quando saranno in vigore le sanzioni, non ha intenzione di rivedere la propria quota.

È quanto ha dichiarato il ministro del Petrolio iraniano, Bijan Namdar Zanganeh, mercoledì 5 dicembre, alla vigilia un meeting dell’OPEC a Vienna. Dopo l’incontro, il cartello colloquierà con la Russia ed altri alleati non membri per concordare un taglio alla produzione, alla luce del calo del prezzo del greggio causato dalla debolezza economica e dall’aumento ella produzione americana.

I Paesi membri del cartello insieme agli alleati, formano il gruppo OPEC+, il quale si trova costretto ad affrontare un nuovo taglio, come è accaduto nel 2016, quando vennero ridotti 1.2 milioni di barili di petrolio al giorno. Al momento, sembra che le resistenze maggiori saranno presentate dalla Russia. Nel frattempo, il 3 dicembre, il Qatar ha annunciato che si ritirerà dall’OPEC entro gennaio 2019, data la sua limitata produzione petrolifera.  

Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, intanto, ha messo in guardia gli Stati Uniti, avvertendo che l’Iran bloccherà le esportazioni di petrolio dai Paesi del Golfo se gli USA boicotteranno gli affari di Teheran. Ciò avverrebbe attraverso il blocco dello strategico Stretto di Hormuz, da dove passa un quinto del petrolio mondiale. Già nel luglio 2015, durante una visita in Europa. Il presidente iraniano aveva minacciato di chiudere tale passaggio se il suo Paese avesse avuto difficoltà ad esportare il petrolio, chiarendo che lo Stretto di Hormuz doveva essere utilizzato da tutti.

I rapporti tra Washington e Teheran sono caratterizzati da forti tensioni economiche e diplomatiche. Sotto l’amministrazione Trump, gli Stati Uniti, che considerano l’Iran il principale nemico in Medio Oriente, stanno portando avanti una linea dura, promessa dall’attuale presidente americano fin dalla propria campagna elettorale. Oltre ad aver abbandonato l’accordo sul nucleare, il Joint Comprehensive Plan Of Action (JCPOA), l’8 maggio scorso, il 7 novembre il Dipartimento del Tesoro ha annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni, definito il più grande di sempre, contro l’Iran, che ha colpito oltre 700 individui, entità, aerei e navi di Teheran. Secondo quanto riferito dal comunicato del Tesoro, la mossa americana fa parte della re-imposizione delle sanzioni sulle attività nucleari iraniane, conseguenti l’uscita degli USA dal JCPOA. L’obiettivo delle misure restrittive, spiega il comunicato, è quello di impedire che Teheran continui a finanziare le proprie attività maligne, e esercitare una forte pressione finanziaria sul regime iraniano, affinché questo negozi un nuovo accordo che neghi qualsiasi sviluppo o acquisto nucleare o missilistico.

L’accordo sul nucleare era stato concluso tra l’Iran e le potenze occidentali il 14 luglio 2015. Il patto, firmato da Teheran, dalla Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni nucleari imposte precedentemente contro Teheran dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite e dagli Stati Uniti, in cambio dell’interruzione delle attività nucleari dell’Iran.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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