Conflitto Yemen: gli Houthi sperano in una soluzione politica

Pubblicato il 6 dicembre 2018 alle 7:33 in Medio Oriente Yemen

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Un ufficiale degli Houthi, Abdul Malik al-Ajri ha reso noto che il gruppo di ribelli spera che i colloqui di pace in Svezia, previsti nei prossimi giorni, porteranno ad un “dialogo politico inclusivo”.

Al-Ajri ha riferito ad al-Jazeera che i combattenti sciiti dello Yemen mirano a discutere diverse questioni nel corso dell’incontro, tra cui la redazione di una nuova costituzione e l’istituzione di poteri decentrati. “Speriamo che i negoziati portino alla fine del conflitto”, ha sottolineato l’ufficiale, aggiungendo che i ribelli chiederanno all’Arabia saudita di eliminare il blocco imposto sullo Yemen per permettere agli aiuti umanitari di entrare nel Paese che, oltre ad essere uno ei più poveri al mondo, sta vivendo una delle più grave crisi umanitarie, secondo quanto affermato dall’Onu.

Le Nazioni Unite sostengono che le future consultazioni potrebbero iniziare giovedì 6 dicembre, e vedranno la partecipazione degli attori coinvolti nella guerra, anche se l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, parte della colazione che bombarda i ribelli Houthi, e l’Iran, che appoggia i ribelli sciiti, non sono stati invitati. Tuttavia, tutti e tre i Paesi, hanno affermato di supportare gli sforzi dell’Onu per avviare il processo di pace. L’inviato speciale dell’Onu in Yemen, Martin Griffith, spera di trovare un punto di incontro tra le parti, così da creare una cornice entro cui stabilire i principi ed i parametri per i negoziati, ed avviare una transizione politica.

La pressione internazionale sulla conclusione del conflitto in Yemen è aumentata da quando, recentemente, sono state rese note le stime sulle vittime dall’inizio della guerra, nel marzo 2015, pari a oltre 56.000 persone. I cittadini che necessitano assistenza umanitaria, invece, superano i 22 milioni.

La guerra civile in Yemen contrappone i ribelli sciiti Houthi da una parte, e le forze governative del presidente Mansour Hadi dall’altra. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence. La coalizione araba a guida saudita, composta da Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

Da parte sua, l’Iran sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi agli Houthi. Sia la coalizione araba, sia Teheran, mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione. L’Arabia Saudita ritiene l’Iran responsabile di fornire agli Houthi i missili balistici con cui i ribelli cercano di colpirla. Teheran, tuttavia, ha sempre respinto le accuse, affermando che gli attacchi dei ribelli yemeniti sarebbero giunti in risposta ai “crimini di guerra” commessi dalla coalizione araba in Yemen e che gli Houthi avrebbero sviluppato da soli le capacità per produrre armi difensive, tra le quali i missili.

Ad oggi, sono più di 14 milioni i civili in Yemen che stanno rischiando di morire di fame, mentre oltre tre quarti della popolazione necessitano di aiuti umanitari. Le organizzazioni umanitarie hanno stimato che 85.000 bambini al di sotto dei 5 sono morti per la carestia dall’inizio del conflitto.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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