Bolivia: Evo Morales si ricandida

Pubblicato il 6 dicembre 2018 alle 15:21 in America Latina Bolivia

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Il presidente della Bolivia, Evo Morales, sarà candidato ad un quarto mandato presidenziale nonostante un referendum popolare del 2016 avesse mantenuto i limiti alla rielezione del presidente previsti dalla Costituzione. A deciderlo, tra le proteste dell’opposizione, è stato il Tribunale Supremo Elettorale di La Paz.

Tra le critiche e le proteste dell’opposizione, il Tribunale Supremo Elettorale (TSE) della Bolivia ha registrato nella notte tra martedì 4 e mercoledì 5 dicembre, il presidente e il vicepresidente uscenti Evo Morales e Álvaro García Linera come candidati per un quarto mandato alle elezioni di ottobre 2019. L’opposizione chiedeva che la massima autorità elettorale del paese andino impedisse la registrazione sulla base della Costituzione, che limita il numero di volte in cui il presidente può essere rieletto, e sulla base del risultato del referendum del 21 febbraio 2016, che ha respinto una riforma proposta dal partito di governo volta a eliminare le limitazioni costituzionali alla rielezione.

Due membri del Tribunale elettorale hanno votato a favore degli argomenti previsti dalla Costituzione e dal voto popolare contro la registrazione di Morales e García Linera. Altri quattro membri, tuttavia, hanno autorizzato la candidatura, con un voto che è stato definito dal principale candidato dell’opposizione, l’ex presidente Carlos Mesa, come “una ferita mortale alla democrazia boliviana”. Altri leader dell’opposizione (in totale ad oggi sono sette i candidati che sfideranno Morales il prossimo ottobre) hanno parlato di un “colpo di stato istituzionale” e dell’inizio di una “dittatura” in Bolivia. Anche l’ex presidente Quiroga ha parlato di “golpe giudiziario e istituzionale”.

La decisione presa dal Tribunale Supremo Elettorale giustifica la nuova candidatura di Morales e García Linera, che guidano il paese dal 2006, con una sentenza della Corte Costituzionale, che ha stabilito la sospensione dei limiti costituzionali sulla rielezione per il fatto che limitano i “diritti umani” Secondo la Corte Costituzionale boliviana, infatti, ogni cittadino deve avere il diritto essere eletto. La ricandidatura di Morales, secondo gli alti magistrati, non limita le possibilità e i diritti di nessuno ad essere eletto Presidente della Bolivia.

Evo Morales ha sempre dichiarato di aver perso il referendum del 2016 “a causa di una bugia” su una sua presunta relazione con una ragazza che è stata perseguita per arricchimento illecito. 

García Linera ha ricordato di recente che la differenza tra i Sì e i No al referendum costituzionale è stata minima (il 51% ha votato No, contro il 49% di “sì” per la rielezione), e di conseguenza la ricandidatura non è un decisione presa “contro volere il popolo”. Il vicepresidente ha, inoltre, ammesso che per il movimento popolare e indigeno concorrere alle elezioni senza Evo Morales “sarebbe un suicidio politico”, in quanto il presidente è il leader carismatico che incarna il processo di unione delle forze boliviane di sinistra sin dal 2006.

La decisione del Tribunale Supremo Elettorale ha provocato proteste in diverse città della Bolivia, e numerosi lavoratori sono entrati in sciopero a La Paz, Sucre e Santa Cruz, le principali città del paese. 

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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