Arresto della n.2 di Huawei: nuove tensioni Cina-Usa

Pubblicato il 6 dicembre 2018 alle 12:20 in Asia Cina

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Le forze dell’ordine del Canada, su mandato degli Stati Uniti, hanno arrestato Meng Wanzhou, la CFO e figlia del fondatore del colosso delle telecomunicazioni cinese Huawei. Si tratta di un’azione che ha scatenato la condanna da parte di Pechino e la richiesta di rilascio immediato della donna è destinata a creare un nuovo picco di tensione tra la Cina e gli Stati Uniti, a pochi giorni dal raggiungimento della tregua temporanea nella “guerra dei dazi”.

La tregua di 90 giorni nella “guerra commerciale” tra Stati Uniti e Cina negoziata dai due Presidenti durante il loro incontro ai margini del G20 di Buenos Aires potrebbe giungere a termine prima di quanto previsto. Un nuovo picco di tensione tra Pechino e Washington è stato generato dall’arresto da parte delle forze dell’ordine canadesi su richiesta degli Stati Uniti di Meng Wanzhou, la n.2 di Huawei. L’arresto è avvenuto sabato 1 dicembre, proprio mentre Xi Jinping e Donald Trump portavano avanti la loro cena di stato volta a negoziare, seppur su base temporanea, una tregua nella “guerra commerciale” tra la prima e la seconda economia mondiale.

L’esito dell’incontro aveva portato alla definizione di un periodo di 90 giorni in cui i tecnici dei due Paesi avrebbero lavorato a un accordo bilaterale e in cui i nuovi dazi preannunciati da Trump per il 1 gennaio sarebbero stati congelati, in cambio di maggiori importazioni dagli Usa da parte cinese.

L’arresto di Meng Wanzhou – direttore finanziario, vice presidente del consiglio di amministrazione e figlia del fondatore di Huawei, il colosso cinese della telefonia e delle telecomunicazioni ormai nota anche come “la Apple cinese” – non è stato reso noto subito ed è stato effettuato, secondo quanto riportato dal portavoce del Ministero della Giustizia canadese Ian McLeod, “perché la donna era ricercata per estradizione dagli Stati Uniti” durante il suo scalo areo in Canada. La signora Meng verrà ascoltata dai giudici canadesi venerdì 7 dicembre, al momento i dettagli sulle ragioni dell’arresto e sulle accuse a suo carico non son stati diffusi.

La decisione dell’amministrazione Usa di chiedere l’arresto per estradizione di un membro della famiglia fondatrice di Huawei – uno dei fiori all’occhiello dell’economia cinese, in prima linea anche nello sviluppo della nuova tecnologia di connessione 5G – sembra essere un chiaro segnale di quanto la tensione rimanga alta tra i due Paesi e di come la strategia generale di Trump nei confronti della Cina sia complessa.

Secondo quanto dichiarato da un senatore repubblicano del Nebraska, Ben Sasse, l’arresto di Meng Wanzhou potrebbe essere legato a una violazione da parte di Huawei delle sanzioni imposte dagli Usa sull’Iran. Huawei era già sotto indagine da parte americana perché sospettata di aver violato i controlli americani sui flussi commerciali verso Paesi come Cuba, l’Iran, il Sudan e la Siria. Huawei detiene le licenze di utilizzo di alcune tecnologie statunitensi che, secondo la legge Usa, non possono essere esportate in Paesi come quelli sopra elencati. Secondo Julian Ku, professore della Hofstra University Law School, è comprensibile che gli Usa abbiano voluto punire Huawei per non aver rispettato la legge statunitense e aver importato i suoi prodotti – che utilizzano tecnologie Usa – in Iran.

La risposta della Cina alla notizia è stata dura ed è arrivata sia direttamente dal Ministero degli Esteri di Pechino che con il suo portavoce, Geng Shuang, ha riportato che la Cina ha chiesto prontamente a Canada e Stati Uniti di “chiarire quali siano le accuse alla base dell’arresto” e di liberare immediatamente la signora Meng, nonché di “tutelarne e rispettarne i diritti legittimi”. L’ambasciatore di Pechino in Canada ha espresso la sua condanna all’arresto della leader di Huawei e lo ha descritto come una violazione ai diritti umani della signora Meng che non ha “violato alcuna legge americana o canadese. L’azienda Huawei ha diffuso un comunicato in cui afferma di non essere in possesso dei dettagli in merito all’arresto di Meng Wanzhou, ma di non essere a conoscenza di “alcuna condotta erronea” da parte della donna.

La Casa Bianca, dal suo canto, non ha confermato se il presidente Trump fosse o meno a conoscenza dell’ordine di arresto ai danni della donna durante il suo incontro con il presidente Xi Jinping. Ciò che è certo, però, è che questa azione avrà delle ripercussioni, soprattutto se la si legge tenendo presente il quadro più ampio della politica estera di Donald Trump tenendo conto di tre fattori.

Il primo è che l’amministrazione Trump da mesi tenta di convincere i suoi alleati ad evitare partenariati e joint ventures con Huawei perché l’azienda, secondo il governo Usa, non sarebbe in grado di garantire adeguati standard di sicurezza. Il secondo fattore è che la Casa Bianca ha irrigidito le sue sanzioni economiche nei confronti dell’Iran. Il terzo è la competizione in corso tra Usa e Cina per la supremazia nell’alta tecnologia a livello mondiale, con le aziende informatiche cinesi che, sempre più rapidamente, vanno a sostituire quelle americane.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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