Andalusia: il boom dell’estrema destra

Pubblicato il 6 dicembre 2018 alle 6:05 in Europa Spagna

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Dopo 40 anni l‘Andalusia volta le spalle al Partito Socialista. Per la prima volta nella storia della democrazia spagnola, la regione più popolosa e più grande del paese non ha una maggioranza di sinistra nel parlamento autonomico.

Il Partito Socialista (PSOE), guidato dalla “baronessa locale” Susana Díaz, ha conquistato sì la prima posizione, con il 27,95% dei voti e 33 seggi, ma in calo di 8 punti percentuali e 14 seggi rispetto al 2015. Il Partito Popolare ha conquistato il 20,7% e 26 seggi, i liberali di Ciudadanos il 18,3% e 21 seggi, la sinistra radicale unita nella coalizione Adelante Andalucía ha ottenuto il 16% e 17 seggi, Vox, partito di destra radicale, entra per la prima volta in un parlamento autonomico con l’11% e 12 seggi.

Il boom della destra radicale ha penalizzato tutti gli altri partiti, meno i liberali di Ciudadanos che passano da 9 a 21 seggi. I Popolari hanno perso il 6% e 7 seggi, la coalizione Adelante Andalucía, formata da Podemos e da Sinistra Unita, ha perso il 5,5% e 3 seggi. 

Le tre formazioni di destra e centro-destra hanno dunque la maggioranza assoluta, 59 seggi sui 109 del parlamento di Siviglia. Già nel 2011 i Popolari avevano vinto le elezioni arrivando in testa, ma i Socialisti e Sinistra Unita avevano insieme la maggioranza assoluta e il PSOE riuscì a conservare il governo della Giunta.

Susana Díaz, presidente dal 2013, aveva anticipato le elezioni dopo la rottura dell’alleanza di governo con Ciudadanos, in modo da evitare così un voto troppo ravvicinato alle municipali, regionali ed europee del prossimo maggio o persino ad un voto politico anticipato. Díaz, leader del blocco critico nei confronti del capo del governo Pedro Sánchez in seno al Partito Socialista, è convinta che i socialisti pagheranno un alto prezzo elettorale per l’alleanza di governo con Podemos e con le formazioni indipendentiste catalane e basche e sperava così di limitare i danni. I fatti le hanno dato ragione a metà. I socialisti pagano l’alleanza con l’estrema sinistra e soprattutto con gli indipendentisti, considerati particolarmente anti-andalusi, ma lei non è riuscita a limitare i danni in Andalusia, dove paga anche i casi di corruzione che hanno visto protagonisti i suoi predecessori Manuel Chaves e José Antonio Griñán e l’usura di 40 anni di governo.

Il risultato ha provocato un terremoto interno al PSOE. Il segretario dell’organizzazione José Luis Ábalos appena ultimato lo scrutinio ha chiesto le dimissioni di Díaz, onde rettificare due giorni dopo per la valanga di critiche piovutegli addosso dal settore critico e dai potenti presidenti regionali. Díaz, che ha chiesto il voto ai liberali per “sbarrare la strada all’estrema destra”, gode ora del sostegno del partito nella ricerca di una maggioranza alternativa a Siviglia. Il voto inoltre ha convinto il premier Pedro Sánchez a non anticipare le elezioni politiche convocando un Election Day il 26 maggio prossimo. Anche il governo regionale della Comunità Valenciana, che aveva allo studio un voto anticipato, ha deciso di soprassedere. 

Grande euforia, invece a destra. Pablo Casado, leader dei Popolari, nonostante il calo in voti e seggi si considera “guida del cambiamento” nella regione e si dice pronto a cedere assessorati a Vox in cambio del sostegno del partito di destra radicale a Juan Manuel Moreno, candidato del PP alla presidenza dell’Andalusia. 

Anche i liberali puntano alla guida dell’autonomia andalusa. Juan Marín, candidato della formazione guidata a livello nazionale da Albert Rivera, ha chiesto il voto delle “formazioni costituzionaliste”, popolari e socialisti, per assicurare un governo del cambiamento senza ricorso ai voti degli estremisti.

Vox, partito nato nel 2013 e finora mai entrato in alcun parlamento, è il vero vincitore delle elezioni. Nel 2015 aveva ottenuto lo 0,3%, ma la crisi catalana, l’ondata migratoria che ha colpito l’Andalusia in particolare e l’alleanza di socialisti, sinistra radicale, regionalisti ed indipendentisti catalani e baschi che ha portato Pedro Sánchez al governo lo scorso giugno, hanno messo l’agenda del partito al centro del dibattito politico spagnolo. Vox chiede l’abolizione delle autonomie regionali, la messa fuori legge dei partiti indipendentisti, pene per gli immigrati irregolari e maggiori controlli alle frontiere, un approccio sovranista nelle relazioni con la UE e la revisione di una serie di leggi su memoria storica, identità di genere e uguaglianza di genere.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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