Afghanistan: più di 700.000 rifugiati rimpatriati da Iran e Pakistan in un anno

Pubblicato il 6 dicembre 2018 alle 8:23 in Afghanistan Immigrazione

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I cittadini afghani che sono ritornati in patria dall’Iran sono più di 700.000, riportano dai dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM). Secondo l’IOM, questo rimpatrio di massa irrigidirà maggiormente l’economia iraniana, già affaticata, ed avrà un effetto a catena sull’economia afghana.

Il report, che copre il periodo fino al primo dicembre, dichiara che, nel totale di 752.325 rimpatri, ben 721.633 sono avvenuti dalla Repubblica Islamica, mentre i restanti dal Pakistan. I dati riguardano un fenomeno migratorio irregolare, poiché gli stranieri in questione non possedevano permessi e documenti di soggiorno.

Il documento dell’IOM riferisce che l’aumento massiccio dei ritorni dall’Iran è in gran parte sospinto dalle recenti questioni politiche ed economiche che hanno investito il Paese, tra cui la massiccia svalutazione del riyal persiano. In più, secondo l’Agenzia Onu, la domanda di lavoro afghano nell’economia sommersa iraniana era drasticamente diminuita. “Dato che gli immigrati afghani tendevano a mandare a casa i loro guadagni sotto forma di rimesse mensili, l’economia afghana stessa, sotto pressione a causa della siccità che ha colpito le province di Herat, Badghis e Ghor, sta subendo effetti diretti e immediati”, riferisce l’IOM.         

I resoconti dei media iraniani riportano che molti degli migranti afghani hanno scelto di tornare a casa o stavano cercando di entrare in Turchia, per raggiungere l’Europa, dopo la caduta della valuta iraniana, che quest’anno ha perso circa il 70% del suo valore, secondo l’agenzia di stampa Reuters.

Il capo del Consiglio norvegese per i rifugiati, Jan Egeland, ha dichiarato che l’aumento delle pressioni statunitensi sull’Iran potrebbe causare problemi ed instabilità all’economia dell’Afghanistan. “Le sanzioni di Trump metteranno l’economia iraniana in un angolo e lo stanno già facendo”, ha commentato Egeland, aggiungendo che i primi a subirne le conseguenze saranno i rifugiati e i migranti afghani regolari e non.

Il mese scorso il principale funzionario umanitario dell’Onu a Kabul, Toby Lanzer, nel quadro della Conferenza sull’Afghanistan, un summit di due giorni tenutosi a Ginevra per trovare una strategia di sviluppo comune per la regione asiatica, ha dichiarato ai giornalisti che le Nazioni Unite avevano previsto un flusso di rimpatri di circa 700.000 afghani dal Pakistan. Nei fatti, tuttavia, solamente 30.000 cittadini sono tornati da Islamabad, mentre il numero consistente di ritorni dall’Iran ha colto di sorpresa l’Agenzia per le migrazioni.

 L’Iran è fuoriuscito nel 2015 da anni di sanzioni globali nell’ambito di un accordo con le potenze mondiali, dopo la ratifica del Joint Comprehensive Plan of Action. Tale accordo è stato stipulato il 14 luglio 2015 con Iran, Germania e i 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e prevedeva la fine del regime sanzionatorio contro il Paese asiatico, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte di quest’ultimo. I rapporti tra Washington e Teheran sono sempre stati caratterizzati da forti tensioni diplomatiche ed economiche, sin dalla Rivoluzione del 1979. Sotto l’amministrazione Trump, gli Stati Uniti, che considerano l’Iran il principale nemico in Medio Oriente, stanno portando avanti una linea dura nei suoi confronti, promessa dall’attuale presidente americano fin dalla propria della campagna elettorale. Trump, dopo aver annunciato l’8 maggio 2018 il ritiro dal JCPOA, il 7 agosto ha ripristinato le sanzioni americane contro la Repubblica Islamica e le società con cui effettua scambi commerciali, in disaccordo con gli altri firmatari del patto e le ha implementate il 5 novembre, mettendo nel mirino il commercio petrolifero e gli scambi finanziari.

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di Redazione

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