Yemen: la rotta migratoria più affollata al mondo

Pubblicato il 5 dicembre 2018 alle 14:19 in Immigrazione Yemen

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Il numero complessivo dei migranti che stanno giungendo in Yemen, nel 2018, crescerà del 50% rispetto alle stime del 2017.

L’allarme arriva dall’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM), la quale ha reso noto che, entro la fine dell’anno, è atteso l’arrivo di circa 150.000 stranieri partiti dal Corno d’Africa alla volta del Paese mediorientale, teatro di un conflitto interno dal 19 marzo 2015, che ha provocato una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. Tale stima supera il numero attuale di arrivi in Europa, che ammonta a 107.583.

L’IOM spiega che lo Yemen costituisce una delle principali rotte per i migranti che, dalle coste africane, tentano di raggiungere i ricchi paesi del Golfo Persico, alla ricerca di una vita migliore. Dal momento che, ormai da quasi 4 anni, lo Yemen è in preda al caos e all’instabilità, le reti di trafficanti di esseri umani stanno traendo vantaggio dall’assenza di controlli per portare avanti i loro affari. Alla luce di tale situazione, l’organizzazione prevede che, entro la fine del 2018, il numero complessivo di sbarchi sarà il doppio rispetto a quello registrato l’anno precedente. Il portavoce dell’IOM, Joel Millman, ha descritto l’attraversamento della zona di guerra di migliaia di persone un fatto “straordinario e allarmante”.

Situato tra due continenti, lo Yemen, storicamente, è sempre stato un Paese di origine, transito e destinazione per i migranti. Generalmente, spiega The New Arab, i migranti cercano di raggiungere via terra il Gibuti e la Somalia, per poi imbarcarsi attraverso il Golfo di Aden, verso lo Yemen, con l’obiettivo di andare poi nei Paesi del Golfo. Secondo le stime dell’IOM, il 92% degli stranieri che sono entrati in Yemen dall’inizio dell’anno è di origine etiope, mentre il resto proviene dalla Somalia. Circa il 20% sono minori, molti dei quali non accompagnati.

Millman ha spiegato che i trafficanti utilizzano le zone più colpite dal conflitto come “punti strategici” per portare avanti il loro business.  In particolare, gli scafisti promettono ai migranti un passaggio facile attraverso lo Yemen, dal momento che le autorità locali “sono troppo occupate ad occuparsi degli scontri” per monitorare i confini. Una volta giunti in territorio yemenita, tuttavia, i migranti vengono a trovarsi in una situazione completamente diversa rispetto a quella annunciata, nel bel mezzo di un conflitto. Al momento, l’IOM non è ancora riuscita ad effettuare una stima degli stranieri morti nel corso delle traversate per raggiungere lo Yemen.

Il portavoce dell’organizzazione ha sottolineato che la crisi migratoria in Yemen costituisce un’emergenza, in quanto sta divenendo una delle rotte marittime più affollate al mondo. Per cercare di gestire al meglio la situazione, l’IOM ha annunciato che ospiterà una conferenza, mercoledì 5 dicembre, in Gibuti, con la partecipazione di rappresentanti di Egitto, Etiopia, Arabia Saudita, Kuwait, Somalia e Yemen. L’organizzazione spera che, attraverso la discussione, questi Stati intraprendano azioni concrete per rafforzare l’assistenza umanitaria immediata e la protezione dei migranti, per affrontare le cause profonde della migrazione, e per incoraggiare meccanismi legali più solidi per la migrazione, aprendo al contempo opportunità per il transito delle popolazioni migranti, così come per le comunità di invio e di accoglienza.

La guerra civile in Yemen contrappone i ribelli sciiti Houthi da una parte, e le forze governative del presidente Mansour Hadi dall’altra. Quest’ultimo è sostenuto dalla coalizione a guida saudita, appoggiata, a sua volta, dagli USA, i quali inviano armi, carburante per gli aerei e riferiscono informazioni dell’intelligence. La coalizione araba a guida saudita, composta da Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

Da parte sua, l’Iran sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi agli Houthi. Sia la coalizione araba, sia Teheran, mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione. L’Arabia Saudita ritiene l’Iran responsabile di fornire agli Houthi i missili balistici con cui i ribelli cercano di colpirla. Teheran, tuttavia, ha sempre respinto le accuse, affermando che gli attacchi dei ribelli yemeniti sarebbero giunti in risposta ai “crimini di guerra” commessi dalla coalizione araba in Yemen e che gli Houthi avrebbero sviluppato da soli le capacità per produrre armi difensive, tra le quali i missili..

Ad oggi, sono più di 14 milioni i civili in Yemen che stanno rischiando di morire di fame, mentre oltre tre quarti della popolazione necessitano di aiuti umanitari. Le organizzazioni umanitarie hanno stimato che 85.000 bambini al di sotto dei 5 sono morti per la carestia dall’inizio del conflitto.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

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