USA riaprono missione diplomatica in Somalia dopo quasi 30 anni

Pubblicato il 5 dicembre 2018 alle 9:46 in Somalia USA e Canada

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Dopo quasi 30 anni, gli Stati Uniti hanno stabilito nuovamente una missione diplomatica permanente in Somalia.

L’annuncio è stato effettuato dal Dipartimento di Stato americano, il quale ha riferito che si tratta di un evento storico che riflette i progressi compiuti dalla Somalia negli ultimi anni, e che costituisce un passo in avanti verso la formalizzazione dell’impegno diplomatico americano a Mogadiscio. L’ambasciata USA nel Paese del Corno d’Africa era stata chiusa nel gennaio 1991, allo scoppio della guerra civile, conclusasi nel 2000, che aveva contrapposto le forze di diversi signori della guerra locali. Dal 2008, le autorità somale sono state impegnate nuovamente in una violenta lotta contro i militanti jihadisti dell’organizzazione terroristica al-Shabaab, legata ad al-Qaeda, attiva nel Paese e nelle aree circostanti. Il governo di Mogadiscio fa altresì i conti con una grave carestia che interessa il suo popolo, e con il fenomeno della pirateria marittima.

Mentre alcune zone del Paese sono piegate dalla violenza, altre godono di un certo grado di stabilità, come la capitale, la quale attira investimenti dall’estero, pur essendo colpita spesso da attacchi terroristici. Lo scorso settembre, la World Bank ha approvato una sovvenzione del valore di 80 milioni di dollari per finanziare riforme pubbliche.

Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, mira a rovesciare il governo di Mogadiscio, appoggiato dall’Onu, per prendere il potere e imporre la propria visione della legge islamica, la sharia. In seguito al ritiro del 1994, le truppe americane sono tornate a operare in Somalia nel gennaio 2007. Il Country Report on Terrorism 2017 del governo americano, come quello del 2016, ha inserito la Somalia tra i rifugi sicuri del terrorismo in Africa, insieme alla regione del Lago Ciad e alla zona trans-sahariana. Il report riferisce che, nel 2017, i terroristi somali hanno utilizzato diverse aree del Paese per architettare e condurre attentati a causa dell’incapacità delle forze di sicurezza locali di attuare riforme e di adottare una legislazione utile ad innalzare la difesa della Somalia. Nonostante l’aumento dei raid aerei da parte delle forze americane, al-Shabaab è riuscito a mantenere il controllo della Valle di Jubba e a riconquistare di alcune aree nel Sud del Paese. Nel Nord della Somalia, invece, i militanti dello Stato Islamico hanno stabilito una base operativa nella zona di Puntland, da cui hanno lanciato un attacco contro le forze di sicurezza somale nel mese di maggio 2017, uccidendone 5 e ferendone molte altre.

Gli Stati Uniti portano avanti periodici raid aerei in Somalia a sostegno del governo locale. Dopo l’insediamento del presidente americano, Donald Trump, alla Casa Bianca, si è registrato un netto potenziamento di tali offensive. Trump ha iniziato il mandato presidenziale, il 20 gennaio 2017, giurando di voler eliminare la minaccia jihadista da diversi Paesi, tra cui la Somalia. Ne è conseguito che, tra il gennaio e il novembre 2017, gli USA hanno compiuto 30 bombardamenti aerei nel Paese africano contro i militanti di al-Shabaab, di cui 14 soltanto nel mese di agosto, segnando una forte crescita rispetto al numero delle operazioni svolte negli anni precedenti, in linea con la volontà del presidente americano di voler eliminare definitivamente la minaccia terroristica. Tra il 3 e il 4 novembre 2017, sono stati altresì compiuti i primi raid aerei americani contro lo Stato Islamico nel Paese africano.

L’attentato più mortale compiuto finora da al-Shabaab in Somalia si è verificato il 14 ottobre 2017, a Mogadiscio, dove l’esplosione di autobombe ha ucciso più di 500 persone.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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