NATO pronta ad aiutare la Libia per ricostruire istituzioni di sicurezza

Pubblicato il 5 dicembre 2018 alle 11:28 in Libia NATO

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La NATO è pronta a aiutare la Libia a ricostruire le istituzioni militari e di sicurezza. È quanto ha affermato il segretario generale dell’alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, martedì 4 dicembre, in occasione di un incontro con il premier di Tripoli, Fayez Serraj, a Bruxelles.

Secondo l’ufficio del Consiglio presidenziale tripolino, Stoltenberg ha rinnovato il supporto della NATO alla missione dell’Onu in Libia (UNISMIL), sottolineando i suoi sforzi per raggiungere una soluzione politica alla crisi per riportare la stabilità. Da parte sua, Serraj ha affermato che il coordinamento tra le istituzioni di sicurezza e militari della Libia e la NATO è vitale e, inoltre, il Paese nordafricano farà tesoro dell’esperienza dell’alleanza nella gestione dei confini e nella lotta al terrorismo.

Prima di Stoltenberg, il premier di Tripoli ha incontrato l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea (UE), Federica Mogherini, con cui ha discusso temi legati alla sicurezza, all’immigrazione irregolare, all’economica e ad altre questioni di interesse comune.

Da quando il regime del dittatore Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre 2011, la Libia non è mai riuscita a compiere una transizione democratica. Ancora oggi il potere politico è diviso in due governi: il primo a Tripoli, sostenuto dall’Onu e dall’Italia, mentre il secondo a Tobruk, appoggiato da Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Francia. I trafficanti di esseri umani, i gruppi armati e le organizzazioni terroristiche si approfittano di tale situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che la sicurezza del Paese è molto debole.

Il 4 dicembre, decine di cittadini libici hanno protestato contro un raid americano volto a colpire militanti di al-Qaeda che, a loro avviso, avrebbe causato la morte di alcuni civili. In tale data, il commando americano in Africa (AFRICOM) ha annunciato di aver condotto un bombardamento aereo nei pressi di al Uwaynat, al confine con l’Algeria, per eliminare alcuni membri di al-Qaeda nel Magreb Islamico (AQIM), riferendo tuttavia di non aver causato vittime tra i civili presenti nell’area. I membri di diverse tribù touareg stanziate nell’area hanno chiesto alle autorità di Tripoli di condurre un’indagine sull’azione statunitense.

La presenza in Libia di forze appartenenti allo Stato Islamico è stata ripetutamente confermata nel corso degli ultimi due anni. Già nel dicembre del 2017, il coordinatore dell’antiterrorismo dell’Unione Europea, Gilles de Kerchove, aveva dichiarato che, nonostante l’ISIS fosse stato sconfitto a livello territoriale in Siria e in Iraq, sarebbe potuto rinascere in Paesi caratterizzati da “governi deboli”, come la Libia. Successivamente, l’8 gennaio 2018, l’Activation Committee of Security Services di Sirte ha annunciato la presenza di alcune cellule dei terroristi dello Stato Islamico nelle zone occidentale e meridionale di Tripoli e le Special Deterrence Forces (RADA) hanno arrestato due militanti dell’ISIS, che avevano tentato di far esplodere alcune bombe nei pressi di un grande mercato molto frequentato, situato nel quartiere di Driba, nella capitale libica. All’inizio di aprile, il governo di Tripoli ha annunciato il lancio di una nuova operazione militare, chiamata Nation’s Storm, con l’obiettivo di combattere i militanti dell’ISIS nel Paese. Oltre ad attaccare le forze di sicurezza ed i civili, i militanti dell’ISIS compiono spesso attacchi contro i pozzi petroliferi.

Secondo quanto riportato dal Country Report on Terrorism 2017 del governo americano, data l’instabilità della Libia, i militanti di AQIM stanno cercando di instaurare una presenza permanente nei territori del Paese nordafricano, al fine di creare una vera e propria base operativa.  

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Sofia Cecinini

di Redazione

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